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Questo articolo è stato pubblicato il 19 febbraio 2015 alle ore 06:56.
L'ultima modifica è del 19 febbraio 2015 alle ore 07:27.
(Ap)
Il gigante petrolifero saudita, la Saudi Aramco, starebbe trattando con banche locali e straniere per un prestito da 10 miliardi di dollari. La voce, riferita da diverse agenzie internazionali, non implica che la compagnia sia in difficoltà: è ben possibile che il denaro serva a finanziare qualche acquisizione, magari quella della tedesca Laxness, un produttore di gomma sintetica, come sostengono altri rumors. Saudi Aramco d’altra parte ha un altro prestito da 4 miliardi di $ in scadenza a breve. E le condizioni del mercato petrolifero stanno indubbiamente mettendo alla prova anche una potenza come l’Arabia Saudita.
Dalle statistiche trasmesse dalla stessa Riyadh alla banca dati Jodi è emerso che le sue esportazioni di greggio sono crollate a 6,9 milioni di barili al giorno in dicembre, 360mila barili in meno rispetto a novembre. Nell’intero 2014 l’export medio è stato di 7,1 mbg (-5,7%), il minimo da tre anni. Da un lato sono aumentati i consumi interni, con nuove raffinerie e un impiego record del petrolio nelle centrali elettriche. Ma la concorrenza è fortissima, in Asia in particolare, dove la quota di mercato saudita è scesa a vantaggio della Russia e di altri produttori del Golfo Persico: una tendenza che spiega le aggressive politiche di prezzo di Riyadh e il suo pugno di ferro nell’Opec. Quanto alla produzione di greggio saudita, il quadro non è del tutto chiaro: Jodi la indica stabile a 9,6 mbg in dicembre. Ma il Pira stima una media di 9,7 mbg da giugno e più di recente una salita «appena sotto, se non sopra, 10 mbg».
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