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Questo articolo è stato pubblicato il 21 giugno 2015 alle ore 08:13.

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Rush finale sul riassetto di Cdp annunciato dall’esecutivo. Designato il presidente, Claudio Costamagna, tra il governo e le Fondazioni si lavora al resto del nuovo board che dal mese di luglio guiderà la Cassa depositi e prestiti. Il ricambio di tutto l’organo - visto che si va verso un passo indietro dell’intero consiglio - sarà coerente con la scelta fatta per il presidente e l’ad, Fabio Gallia: personalità di elevato standing come gli attuali consiglieri, ma con esperienze e professionalità che possano contribuire al rafforzamento del ruolo di Via Goito nel sostegno alla crescita, come ha indicato venerdì il premier. Più competenze tecniche, dunque, in particolare in quella finanza per le infrastrutture e le imprese che dovrebbe segnare la nuova fase della Cassa, senza comunque compromettere l’aspetto della redditività. Criteri che varanno tanto per cominciare per i consiglieri di nomina ministeriale: l’idea è quella di un ricambio profondo, rispetto ai nomi che siedono attualmente nel board di Cassa e che sono tutti dirigenti dell’Economia.

La road map

Il prossimo snodo è rappresentato dal cda già in programma per giovedì prossimo. L’obiettivo di Palazzo Chigi è arrivare a quella data avendo chiuso anche la partita economica che ruota attorno all’attuale ad Giovanni Gorno Tempini. L’accordo, che consentirà all’ex banchiere d’affari di uscire senza perdere il diritto all’indennizzo e senza esporre la Cassa ai possibili rilievi della Corte dei conti, che ha acceso un faro sulla vicenda, sarebbe vicino e la conclusione potrebbe arrivare già all’inizio della prossima settimana e a quel punto l’intesa, con molta probabilità potrebbe essere sottoposta, per l’approvazione, al board di giovedì. Al quale, poi, spetterà avviare l’iter per l’avvicendamento. La prima tappa sarà necessariamente l’assemblea straordinaria, chiamata a deliberare le modifiche statutarie relative alla governance - visto che l’indicazione di Costamagna, che sarà un presidente “forte” nella futura Cdp, è stata concordata dai due soci - e quelle che consentiranno la nomina come ad di Gallia su cui pende una citazione in giudizio della procura di Trani. Per render possibile la sua designazione, sarà infatti necessario modificare la clausola etica, prevista dalla direttiva Saccomanni del 2013 e recepita da Cdp nello Statuto (comma 4-bis dell’articolo 15). La soluzione potrebbe essere quella già adottata dall’Enel che, con l’avallo del Mef, ne ha subordinato l’applicazione all’emissione di una sentenza di condanna. Poi toccherà all’assemblea ordinaria procedere con l’elezione del nuovo cda.

Le Fondazioni

All’interno del nuovo board, gli enti dovrebbero poter contare su tre consiglieri come in quello attuale. Il nuovo presidente, pur frutto di una «designazione concordata», come dice il comunicato di Palazzo Chigi, per questa volta è stato indicato dal Mef, così agli enti dovrebbe spettare la nomina di un vicepresidente e di due consiglieri. Sui nomi si sta lavorando, ma già a Lucca nei giorni scorsi è emerso che per Mario Nuzzo, rappresentante delle Fondazioni più piccole, dovrebbe esserci la conferma; probabile l’uscita di Marco Giovannini, indicato due anni fa dalla Fondazione Crt, al suo posto potrebbe entrare una donna - le altre due, in ossequio alla legge sulle quote rosa, saranno nominate dal socio di maggioranza- , designata dalla Compagnia di San Paolo: l’ente ha individuato Carla Ferrari, attuale consigliere di gestione di Intesa Sanpaolo e in precedenza ceo di Equiter, la società del gruppo che investe in infrastrutture e progetti pubblico-privati per lo sviluppo del territorio (mission affine a quella della Cdp). Il terzo nome, con ogni probabilità, sarà a carico della Fondazione Banco di Sardegna, diventato secondo azionista della Cassa alle spalle del Mef dopo aver acquistato buona parte della quota dismessa negli anni scorsi dalla Fondazione Mps. Nel nuovo board, contrariamente a quanto fatto circolare ieri, non ci sarà invece il presidente uscente della Cassa, Franco Bassanini, che traslocherà a Palazzo Chigi come consigliere speciale del premier. L’ex ministro lavorerà su dossier specifici, analisi, proposte che, di volta in volta, gli saranno affidati da Renzi. Tra questi non ci sarà il piano per l’attuazione della banda larga, visto che Bassanini conserverà la presidenza di Metroweb.

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