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Questo articolo è stato pubblicato il 10 luglio 2015 alle ore 06:39.

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«Lo Stato deve accettare che non può più occuparsi dei cittadini dalla culla alla bara». Aldo Minucci, presidente dell’Ania (l’associazione che raccoglie i principali assicuratori del paese) torna su un tema assai caro agli assicuratori, quello della tutela della salute. Lo ha fatto ieri in occasione della presentazione a Milano del rapporto annuale “L’assicurazione italiana 2014-2015”. Un incontro durante il quale ha apertamente chiesto al governo di attivare i meccanismi per «un passo indietro» della componente pubblica in un comparto chiave per il paese. Minucci ha “giustificato” l’appello elencando una serie di fattori che rendono anacronistica la presenza dello Stato nella sanità italiana. Il primo è legato al costante incremento «del bisogno di salute» per la popolazione del paese, complice l’ascesa dell’età anagrafica. Un aumento della richiesta a cui corrisponde, però, una minore capacità di risposta dello Stato. Questo porta una parte dei cittadini a rinunciare ad alcune prestazioni mediche e un’altra parte a incrementare la spesa diretta e quindi il ricorso al privato. L’insieme di queste dinamiche, che si sviluppa nonostante l’articolo 32 della Costituzione, che indica la salute come un «fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività», deve, secondo l’Ania, suggerire un cambio di rotta. E la ricetta per la svolta, ha spiegato Minucci, è già pronta: «Un sistema universalistico rivolto alla fascia di popolazione con minori capacità economiche e un sistema privato per alcune prestazioni, come la prenotazione o la diagnostica». In altre parole, pubblico e privato devono diventare «sistemi assicurativi uniti tra loro tramite un meccanismo di defiscalizzazione». E in quest’ottica, diventerebbe chiave il saper «inventare un meccanismo che migliori la standardizzazione delle prestazioni del sistema sanitario». Certo, un simile intervento, ha riconosciuto Minucci stesso, sarebbe «un cambiamento politico molto importante» che l’Ania, però, continuerà a sollecitare. Perchè, ha concluso il presidente, «stimolerebbe la discesa dei prezzi delle polizze sanitarie». Il ragionamento fin qui compiuto, ha completato un intervento che si è aperto ricordando i numeri chiave del settore assicurativo nel 2014, con un ramo vita che si è confermato essere il traino del comparto (con 110 miliardi di euro destinati alle polizze nel 2014, +30% rispetto all’anno prima) e i danni, invece, ancora in leggera discesa (la raccolta, pari a 33 miliardi, è calata del 2,7%) per via della diminuzione dei premi Rc auto. E per il 2015 la tendenza dovrebbe essere di un ulteriore aumento del vita (+12%) e di una leggera contrazione del danni (-1,9%) per complessivi 156 miliardi di premi. Nel vita, però, come è noto, il perdurare dei bassi tassi di interesse ha spinto le compagnie a rivedere il mix di prodotti, accantonando quelli a capitale garantito a favore di polizze maggiormente legate all’andamento dei mercati finanziari: il 13% della nuova raccolta assicurativa 2014 appartiene a questa categoria. Il convegno si è infine concluso con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali Italia, Anthony Bradshaw, direttore generale Allianz e Maurizio Cappiello, direttore generale Axa Assicurazioni. Ciascuno di loro ha affronatato temi che ritiene chiave per il comparto assicurativo e che in parte richiamano al ruolo che dovrà ricoprire l’agente: dalla digitalizzazione alla “gestione” delle catastrofi naturali con l’introduzione della polizza obbligatoria.

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