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Questo articolo è stato pubblicato il 03 settembre 2015 alle ore 06:38.

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Apple adesso mette paura anche alle banche. Il leader hi-tech americano, dopo aver spesso spiazzato la concorrenza nel proprio settore, ora mette alle corde un altro business, i servizi finanziari.

E ad ammetterlo sono, loro malgrado, gli stessi dirigenti degli istituti di credito americani: un sondaggio annuale condotto nell'ambiente da Bank Directors ha trovato che, ad eccezione di altri concorrenti diretti, cioè di altre banche, la società non finanziaria che incute maggior timore non è un fondo di private equity oppure un nuovo gruppo finanziario online. È Apple, con le ramificazioni e l’espansione del suo sistema di pagamenti elettronici Apple Pay.

Segue nella lista nera, in realtà, un altro colosso della Corporate America, questa volta della vecchia economia, del calibro di Wal-Mart (gigante della grande distribuzione), a sua volta forte nei servizi di credito. E solo al terzo posto spunta il Lending Club, una società online.

La rivoluzione è ragguardevole: soltanto l’anno scorso la società di Cupertino non era entrata neppure nell’elenco delle preoccupazioni dei banchieri.

Apple ha però oggi indossato i panni della volpe nel grande pollaio finanziario: sette su dieci interpellati indicano che la loro banca non offre ancora Apple Pay, affermando che non è pronta ad un simile servizio.

Il timore reverenziale, tipico di istituti più piccoli, si trasforma in qualcosa di più quando a rispondere sono dirigenti o esponenti dei consigli di amministrazione dei gruppi di maggiori dimensioni. In quest'ultimo caso, ben tre su cinque, pur quasi sempre partner nella rete di Apple Pay, riconosconmo ugualmente il nervosismo al cospetto delle iniziative di espansione del gigante degli iPhone.

Le tensioni tra grandi banche e Apple, alle spalle di dichiarazioni ufficiali amichevoli, sono trapelate da una recente azione intrapresa da The Clearing House, un'associazione che riunisce i protagonisti del settore. In un documento ha invitato le autorità di regolamentazione a una più rigorosa sorveglianza dei sistemi di pagamento alternativi, quali appunto Apple Pay, nel contest della lotta per la protezione dei diritti di consumatori e per debellare il fenomeno del riciclaggio di denaro. La richiesta, più dettaglio, mostra tuttavia preoccupazioni concorrenziali. Vogliono che questi sistemi alternativi abbiano adeguate garanzie e misure di sicurezza nella protezione dei dati, simili a quelli fatti rispettare alle banche tradizionali.

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