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Questo articolo è stato pubblicato il 09 settembre 2015 alle ore 06:38.

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Le strade di Sergio Marchionne e del sindacato americano Uaw si intrecciano ancora: dopo aver battagliato per mesi nel 2013 con il fondo Veba, gestito dalla Uaw, per salire al 100% di Chrysler, Marchionne ora si ritrova un altro Veba come primo azionista della General Motors; il tutto quando la stessa Uaw è impegnata nel confronto sindacale con Fca, Ford e Gm sul contratto di lavoro negli stabilimenti Usa.

Le prossime settimane saranno decisive su entrambi i fronti. I punti caldi del negoziato sono almeno tre. La richiesta del sindacato di aumenti salariali; la struttura a due livelli dei salari, con gli operai assunti dopo il 2009 che guadagnano poco più della metà dei colleghi anziani; la sostenibilità del sistema di assistenza medica. Il sistema a due livelli salariali ha permesso a Chrysler di avere un costo orario della manodopera (oneri inclusi) pari a 48 dollari, vicino a quello delle fabbriche giapponesi e più basso di quello di Gm (58 dollari) e Ford (57), grazie alla maggiore percentuale di operai assunti al livello minimo.

Qual è l’atteggiamento del sindacato di fronte all’ipotesi delle nozze? Dennis Williams, che ha raccolto nel 2014 l’eredità di Bob King alla guida della Uaw, ha commissionato ai suoi, secondo il «Detroit News», un’analisi comparativa delle basi produttive delle due aziende. I risultati? Con l’eccezione dei truck di maggiori dimensioni, «sembra che l’operazione possa funzionare», ovvero che le sovrapposizioni non sarebbero eccessive. Ma i leader sindacali, conclude il «Detroit News», «non sono convinti che la fusione Fca-Gm abbia senso o che sia nell’interesse dei loro membri».

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