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Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2011 alle ore 15:07.

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Violazione del diritto di difesa, su cui si fa appello al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e mancate riforme: sono questi i temi che portano i penalisti verso lo sciopero. La platea di avvocati riuniti a Rimini nel giorno di chiusura del congresso straordinario mette nero su bianco, nelle mozioni finali, gli obiettivi da raggiungere, anche a costo di fare una lunga astensione dalle udienze.

L’appello a Napolitano - Proteste giustificate in nome del rispetto del diritto di difesa, violato sistematicamente con le intercettazioni tra assistito e difensore o le testimonianze imposte coattivamente all’avvocato, come avvenuto nel caso del legale di Giampaolo Tarantini, a cui fa riferimento nella sua mozione la camera penale di Napoli. Sull’onda della vicenda nasce la sollecitazione alla Giunta, contenuta nel documento, a chiedere l’intervento del presidente della Repubblica per sollecitare la massima vigilanza, dei vertici degli uffici del Gip e delle procure nazionali, sul rispetto delle prerogative del difensore e porre fine alle gravissime violazioni.

La “questione magistratura” e il problema carceri - La “questione magistratura” è affrontata con un documento che raccoglie l’adesione delle camere penali di 11 città. La delibera attribuisce la compressione del ruolo del difesa allo strapotere debordante delle toghe da arginare con tutte le iniziative possibili.  Al centro degli atti messi a punto dalle camere penali della Spezia e di Firenze il problema carceri, creato soprattutto dall’uso eccessivo della misura della custodia cautelare, che riguarda il 42,1% dei detenuti, percentuale tre volte superiore rispetto ai numeri di Francia e Regno unito. La strada da percorre è quella della Corte costituzionale che, con le sue sentenze, ha già assottigliato il catalogo delle ipotesi di carcerazione obbligatoria “arricchito in tempi recenti”. Ancora una soluzione è individuata nell’istituzione di strutture vigilate ma distinte dal carcere: le cosiddette case di permanenza provvisoria”.

La riforma dell’ordinamento forense - Ma i penalisti non dimenticano neppure il 41-bis e i centri di accoglienza temporanea. Quando pensano a loro stessi lo fanno in riferimento alla mancata riforma dell’ordinamento forense, anche questo oggetto di una delibera sottoscritta da 10 città. “E’ indispensabile che si licenzi un ordinamento forense moderno – afferma il presidente dell’Ucpi Valerio Spigarelli a margine del Congresso – che garantisca avvocati specializzati e la loro indipendenza anche dal cliente.

La protesta politica - E’ una riforma per cui è sufficiente la buona volontà della maggioranza, in caso contrario, faremo tutto quello che è in nostro potere per dare un segnale forte”. Nuovo Statuto dunque ma non solo. “Vogliamo mettere in mora la classe politica – conclude il numero uno dell’Unione camere penali - sull’assetto del processo giudiziario e sulla cronica e intollerabile mancanza di terzietà nella giurisdizione. Questo è stato un congresso politico, dopo tre giorni siamo arrivati alla conclusione che si deve sentire la voce delle camere penali e questa sarà anche di protesta politica molto forte”.

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