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Questo articolo è stato pubblicato il 30 maggio 2010 alle ore 18:10.
Chiarimenti e approfondimenti in corso con il governo sulla manovra. Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti del Quirinale sull'esame del decreto legge sottoposto al presidente della Repubblica per l'emanazione, Napolitano avrebbe avanzato e rimesso alla valutazione del governo - che ha l'esclusiva responsabilità degli indirizzi e del merito delle scelte di politica finanziaria, sociale e economica - una serie di osservazioni su «delimitati aspetti di sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento».
Il governo ha già dato le risposte alle osservazioni del capo dello Stato. I tecnici dell'esecutivo sono già al lavoro, secondo fonti della maggioranza, «nel quadro di un dialogo sereno e normale tra istituzioni». I contatti con il Quirinale sono tenuti in queste ore dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. L'obiettivo del governo, dicono le fonti, è che Napolitano sia messo nelle condizioni di fare le sue valutazioni sul testo ai fini di una firma in tempi rapidi del decreto, con la pubblicazione in gazzetta ufficiale possibilmente entro lunedì.
Sabato mattina, dopo un ulteriore fitto lavoro di limatura e riscrittura ad opera dell'ufficio giuridico di palazzo Chigi e della Ragioneria, sotto la supervisione dei tecnici del Quirinale, il decreto munito della "bollinatura" della Ragioneria era stato trasmesso al Colle. E sdoppiato. Nel decreto legge le misure portanti della manovra da 24,9 miliardi con effetti immediati di cassa. In uno o più disegni di legge le norme che contengono disposizioni a carattere «prevalentemente ordinamentale».
Una valutazione preventiva, secondo quanto poco prima aveva comunicato Silvio Berlusconi, che già nella serata di venerdì aveva reso noto di non aver ancora visionato e firmato il testo: «La manovra verrà firmata quando il Colle avrà dato la sua valutazione». Affermazione che è parsa subordinare il suo via libera a quello del Colle, quasi a prendere le distanze dalla manovra e a chiamare in causa Napolitano per ottenerne una sorta di "copertura" politica. Successivamente una nota di palazzo Chigi precisava che il testo della manovra economica «già firmato dal presidente del Consiglio» era stato inviato al Colle «in attesa della valutazione del Capo dello Stato». Un nuovo guazzabuglio che secondo indiscrezioni circolate in sede parlamentare avrebbe suscitato l'irritazione di Giulio Tremonti. Voci alle quali il ministro replicava in serata con ironia rivolgendo a «velenisti e velinisti» l'augurio «per un meritato e tranquillo ponte del 2 giugno».










