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Questo articolo è stato pubblicato il 23 giugno 2010 alle ore 08:02.
Sono almeno tre i nodi da sciogliere per arrivare alla riapertura della Tremonti ter: il costo da sostenere per la copertura; il possibile tetto agli investimenti; la durata della detassazione degli investimenti. Tre ostacoli non da poco su cui il confronto con l'Economia è avviato ma che saranno sciolti soltanto all'ultimo, magari quando prenderà corpo il maxiemendamento del governo.
All'interno dell'esecutivo, intanto, la possibilità di riaprire i termini dell'agevolazione in scadenza il prossimo 30 giugno, trova un sostenitore nel sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, che a margine dei lavori della commissione Bilancio del Senato sulla manovra economica ha sottolineato come la proroga di sei mesi, a tutto il 2010, della Tremonti ter per la detassazione degli utili reinvestiti in nuovi macchinari «sarebbe assolutamente utile, rappresenterebbe una vera e propria boccata di ossigeno per le imprese». Inoltre, per il sottosegretario, la norma «darebbe introiti allo stato attraverso «l'aumento del gettito dell'Iva».
Il costo dell'operazione è, tra tutti, l'ostacolo forse più alto da superare. L'input del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è quello di salvaguardare i saldi della manovra. E resta difficile ipotizzare che parte della copertura possa arrivare, come propone la stessa maggioranza, con l'aumento dell'accisa sugli alcolici e in particolare con quella sulla birra. La stima riportata in calce agli emendamenti bipartisan ipotizza un costo di 600 milioni di euro. Ovviamente le coperture riportate in calce alle singole proposte rappresentano l'escamotage per non rendere inammissibili gli emendamenti e i firmatari comunque confidano nella possibilità che alla fine sia la Ragioneria generale dello stato a indicare la strada per arrivare a coprire gli oneri della riapertura dei termini.
Un escamotage proposto al governo e che emerge dagli emendamenti, tanto della maggioranza quanto dell'opposizione, sarebbe quello di introdurre un tetto - fino ad oggi non previsto - all'investimento in beni strumentali.
Il che mette però sul tavolo della discussione anche l'altro aspetto controverso dell'agevolazione, legato al fatto che l'introduzione di un limite all'investimento agevolabile (indicato in 600mila euro nelle proposte di modifica depositate in Commissione Bilancio a palazzo Madama) finirebbe per limitare l'applicazione della detassazione agli investimenti in beni strumentali realizzati prevalentemente da piccole imprese.









