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Economia Lavoro

La sfida della produttività. Riparte il confronto tra imprese e sindacati per nuove relazioni industriali

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Questo articolo è stato pubblicato il 03 ottobre 2010 alle ore 15:06.
L'ultima modifica è del 03 ottobre 2010 alle ore 08:00.

Quasi venti organizzazioni attorno al tavolo, tra imprenditori e sindacati. Alla ricerca di quel "patto sociale" che dovrà essere, nelle intenzioni dei protagonisti, la base per riprendere la strada della crescita. Si parlerà di relazioni sindacali, di come rendere le aziende più competitive. Ma si guarderà anche fuori dai cancelli delle fabbriche e degli uffici, ai quei grandi temi, dal fisco, alle infrastrutture, alla ricerca, individuando proposte di riforma condivise, da presentare al Governo.

Con questi obiettivi si avvia domani il tavolo sulla produttività, un'idea lanciata dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, all'assemblea di maggio e quanto più urgente adesso: è vero che si cominciano a sentire segnali di ripresa, ma si tratta di un recupero debole e lento, con l'Italia che è in coda rispetto agli altri paesi europei.
Proprio nei giorni scorsi il Centro studi di Confindustria ha messo in evidenza i nostri handicap: l'Italia ha perso competivitivà nei confronti della Germania, negli ultimi dieci anni il nostro costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato del 20%, il loro si è ridotto quasi del 10. E sono i tedeschi, paese manifatturiero come l'Italia, il notro punto di riferimento.
Bisogna rimboccarsi le maniche. Di questo sono convinti i protagonisti del negoziato, che si incontreranno domani a Roma, alle 18, nella sede dell'Abi. Presenti, oltre alla leader degli industriali e ai vertici delle organizzazioni sindacali, quelli del mondo del credito e assicurativo (Abi e Ania), le organizzazioni delle piccole e medie imprese a partire da Rete Imprese Italia e Confapi, le organizzazioni del mondo agricolo (Coldiretti, Confagricoltura) e della cooperazione (Legacoop, Confcooperative). Non sarà proposta un'agenda di temi, come ha detto nei giorni scorsi la Marcegaglia: «Lancerò una serie di riflessioni, poi i vari argomenti verrano fuori dal tavolo e saranno approfonditi».


Ci saranno appunto due fronti: «Prenderemo impegni precisi su ciò che possiamo fare noi, sull'organizzazione delle aziende, sulla flessiblità, su come essere più produttivi». Ma poi ci sarà un nutrito pacchetto che dovrà essere sottoposto al Governo, la cui attuazione dipende dall'Esecutivo. Anche se l'Italia è la seconda potenza industriale europea, è sempre più difficile per il mondo imprenditoriale competere senza un sistema paese efficiente, che anzi diventa un costo aggiuntivo.

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Tags Correlati: Abi | CGIL | Cisl | Coldiretti | Confagricoltura | Confindustria | Emma Marcegaglia | Federmeccanica | Guglielmo Epifani | Imprese | Italia | Susanna Camusso | Uil

 

I tempi dovranno essere stretti: l'obiettivo è chiudere entro dicembre. E c'è il punto interrogativo su quale sarà l'atteggiamento della Cgil. Al tavolo Guglielmo Epifani, numero uno della confederazione, ci sarà. Almeno nelle prime battute: poi arriverà Susanna Camusso, che sarà eletta segretario generale ai primi di novembre.

Il confronto sulla produttività potrebbe segnare anche una svolta positiva nelle relazioni sidacali, con la Cgil disposta a firmare e a condividere le stretegie con Cisl e Uil, mettendo fine alla lunga serie di intese separate. Sarà inevitabile parlare al tavolo dei contratti e proprio per distendere il clima lo scorso fine settimana, al convegno di Confindustria a Genova, gli imprenditori hanno lanciato un segnale importante di disgelo: la disponibilità a fare il tagliando alla riforma dei contratti del 2009, un modo per far rientrare in partita la Cgil, che non l'ha firmata.

Ma gli episodi di tensione di questi giorni, con gli attacchi della Fiom alle sedi della Cisl, le reazioni all'accordo siglato mercoledi scorso tra Federmeccanica, Fim, Uilm, Ugl e Fismic sulle deroghe contrattuali, bollato come antidemocratico sia da Epifani che dalla Fiom, fanno capire che ci sarà molto da lavorare. L'auspicio è che, alla fine, su particolarismi e ideologie prevalga il futuro del Paese.

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