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Economia Lavoro

Federmeccanica spinge per la riforma del contratto. Marcegaglia: modello Germania

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 gennaio 2011 alle ore 18:26.

Bisogna modificare la riforma del modello contrattuale del 2009 prevedendo la possibilità che «il contratto aziendale sia sostitutivo di quello nazionale». Lo ha spiegato il direttore il generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli, spiegando che naturalmente sarà necessario avere regole «certe sulla rappresentanza». Alla domanda se questo significhi la morte del contratto nazionale, Santarelli ha risposto che «Federmeccanica ha 12mila aziende associate e che il contratto nazionale sarà utilizzato da almeno 11.500 aziende».

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«Stiamo facendo un ulteriore passo avanti - ha detto Santarelli - rispetto al sistema delle deroghe. Dove ci sono le condizioni e con il consenso dei sindacati - ha continuato - deve essere possibile prevedere l'alternatività tra il contratto aziendale e quello nazionale». Di fatto quindi la possibile alternatività tra il contratto nazionale e quello aziendale potrebbe aprire il rientro delle newco Fiat di Pomigliano e Mirafiori in Confindustria senza passare per la definizione di un contratto specifico per l'auto.

Marcegaglia: in Germania solo il 7% dei contratti è aziendale
«Quello che ha detto Federmeccanica è che, oltre al contratto nazionale, possiamo ragionare sulla possibilità che in alcuni casi ci possano essere contratti per aziende specifiche, come la Fiat». La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha spiegato che si tratterebbe «di applicare quello che c'è in Germania, dove avviene già dal 2005, ed anche se ci sono aziende più grandi di quelle italiane solo il 7% del totale ha solo un contratto aziendale». Secondo la leader degli industriali questa riforma non indebolirebbe il ruolo di Confindustria, anche perché l'associazione degli industriali «comunque lavorerebbe al fianco delle aziende dando sostegno» anche nel caso di contratti aziendali.

La presidente di Confindustria ha poi assicurato che l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, manterrà l'impegno di fare entrare le newco di Pomigliano d'Arco e Mirafiori nell'associazione di viale dell'Astronomia nel momento in cui sarà delineato un contratto per il settore auto. «Do per buone le parole di Marchionne pronunciate a New York - ha detto Marcegaglia a margine di un convegno sulle donne - non vedo perché dovrebbe dire cose che non vuole fare». La leader degli industriali ha però sottolineato che «Confindustria non obbliga nessuno né a entrare né a rientrare. L'adesione è volontaria. La strada per rientrare può essere quella che propone Federmeccanica (contratto aziendale alternativo o sostitutivo di quello nazionale, ndr)».

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Bonanni: non mettiamo il carro davanti ai buoi
La proposta di Federmeccanica di modificare l'accordo sul modello contrattuale del 2009 per prevedere la possibile alternatività tra contratto nazionale e contratto aziendale non convince il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Abbiamo un contratto nazionale - ha detto Bonanni - che vale ancora due anni. Nessuno dovrebbe mettere il carro davanti ai buoi».

I distinguo della Uilm
Anche la Uilm non condivide l'ipotesi della Federmeccanica di rendere «alternativi» il contratto nazionale e aziendale e ribadisce che così come previsto dall'accordo interconfederale del 2009 i livelli contrattuali devono restare due, nazionale e aziendale. «Non è una posizione condivisa - dice il segretario generale dei metalmeccanici Uil, Rocco Palombella - non siamo per la frammentazione. Il contratto nazionale deve essere un collante. I livelli contrattuali devono restare due. Crediamo fermamente al tavolo sulla disciplina specifica per il settore auto convocato per lunedì 24 gennaio».

Sacconi: il contratto nazionale non sparirebbe
La possibilità di considerare il contratto aziendale sostitutivo rispetto a quello nazionale così come chiesto dalla Federmeccanica è «materia delle parti». Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sottolineando comunque che«il contratto aziendale è equiordinato a quello nazionale» ma è «più prossimo alle parti». Il contratto nazionale secondo Sacconi non sparirebbe ma sarebbe semplicemente «cedevole» rispetto a quello aziendale. «Il contratto aziendale - ha concluso ribadendo il fatto che si tratta di materia delle parti e che il Governo non interviene - definisce meglio lo scambio tra le parti».

Bombassei: Confindustria è rispettosa delle categorie
Sulla modifica del modello contrattuale con la previsione della possibile alternatività tra contratto nazionale e aziendale «sta lavorando la Federmeccanica» ma se l'associazione lo propone «sarà una roba di buonsenso», ha commentato infine il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei, precisando che l'associazione degli industriali è rispettosa dell'autonomia delle categorie. «Facciano le proposte - ha detto a margine di un convegno - noi le condivideremo o meno».

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