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I 150 dell'unità d'Italia: festeggiare lavorando oppure no? I presidi:«Il 17 marzo vogliamo le scuole chiuse»

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Questo articolo è stato pubblicato il 10 febbraio 2011 alle ore 11:53.

Il 150° anniversario della proclamazione dell'Unità d'Italia verrà festeggiato il 17 marzo. Sarà una festa nazionale a tutti gli effetti con scuole e uffici chiusi e, se vogliamo, con le solite polemiche. Infatti mentre il presidente Giorgio Napolitano moltiplica gli appelli all'unità del nostro paese in un momento di palesi turbolenze, ogni giorno si allunga la lista di chi si schiera contro l'opportunità di farne un giorno di festa o contro l'idea che uffici, negozi, scuole e imprese debbano chiudere i battenti.

Contrari
I primi a opporsi sono sono stati gli albergatori, Federalberghi-Confturismo, che erano pronti a non accettare prenotazioni per il 17 marzo per protestare contro la tassa di soggiorno che il governo potrebbe introdurre nel federalismo municipale. Poi si sono uniti al coro gli industriali di Bologna e tutta la Confindustria. Emma Marcegaglia si è espressa in una nota affermando: «Siamo per i festeggiamenti, che sono essenziali, ma è in un momento come questo un onere di 4 miliardi di euro per le imprese (che deriverebbe dalla chiusura forzata degli stabilimenti, ndr) forse non è la cosa migliore per la crescita».

Sul tema i sindacati sono divisi. «Le istituzioni avrebbero fatto bene a verificarne con le parti sociali l'impatto economico», si lamenta il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, mentre il segretario Uil, Luigi Angeletti, propone di unificare la festa con quella del 2 giugno per risparmiare risorse con cui «si possono fare molte cose per gli italiani».

Anche il ministro della Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, e il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, hanno criticato la scelta di indire una giornata di festività, auspicando che gli uffici pubblici e le scuole possano rimanere aperti. Contro la posizione della Gelmini si è però schierata l'associazione nazionale dei presidi. Secondo l'Anp «non si possono fare guerre di principio su una celebrazione così importante. Poiché la ricorrenza si può celebrare solo in quell'occasione, se ne dovrà sicuramente parlare in classe, ma non è detto che si debba fare necessariamente il 17 marzo: si può anche creare un dibattito e un confronto sull'unità d'Italia il giorno prima o il giorno dopo».

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Tags Correlati: Carraro Group | CGIL | Cisl | Confindustria | Emma Marcegaglia | Giorgia Meloni | Giorgio Napolitano | Ignazio La Russa | Imprese | Italia | Lorenzo Landi | Mariastella Gelmini | Paolo Romani | Roberto Calderoli | Semplificazione | Technogym | Uil

 

Favorevoli
Secondo i ministri Ignazio La Russa e Paolo Romani il problema non si pone affatto. Il 17 marzo non si lavora «è una decisione già presa, e non sempre è necessario che tutti siano d'accordo», taglia corto il responsabile della Difesa, mentre il ministro per lo Sviluppo economico stempera la polemica: «I 150 anni dall'unità d'Italia si festeggiano solo quest'anno, mi sembra che per una volta si possa festeggiare senza andare a lavorare».

A difesa della festa del 17 marzo anche il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che dice:almeno una volta ogni 150 anni, e la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, secondo la quale, visto che saltano altre festività, «si può dare un po' di riposo ai lavoratori. Quelli - osserva polemicamente - che lavorano».

Ma provocazioni a parte è possibile ancora rintracciare nel nostro quotidiano un'immagine, un simbolo, una faccia che dia senso ai nostri primi 150 anni di unità?

Inviateci le foto che secondo voi ben rappresentano questa festa, perché festa sia.

Leggete anche le storie di manager e industriali del Made in Italy che parlano delle sfide che ci attendono, perché dopo il dì di festa, se ci sarà, si tornerà a lavorare.

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