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Questo articolo è stato pubblicato il 26 settembre 2012 alle ore 20:30.
L'ultima modifica è del 26 settembre 2012 alle ore 10:50.

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Caso Sallusti, si muove il Governo. Monti annuncia: soluzione normativa chiara in linea con l'Europa. Nella foto l'ex direttore di Libero, Alessandro Sallusti (Ansa)Caso Sallusti, si muove il Governo. Monti annuncia: soluzione normativa chiara in linea con l'Europa. Nella foto l'ex direttore di Libero, Alessandro Sallusti (Ansa)

La Suprema Corte: la legge prevede la pena del carcere
Secondo la Suprema corte, sono le norme attuali a prevedere la condanna al carcere per la diffamazione aggravata e l'omesso controllo del direttore. «La condanna dei giudici del merito - si legge ancora nella nota della cassazione - riguarda il reato previsto dagli art. 595 cod. pen. e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, la quale prevede la pena della reclusione da uno a sei anni, oltre alla multa».

Detenzione o affidamento ai servizi sociali?
Dopo la decisione della Procura di Milano di sospendere la pena a Sallusti, il quadro su quello che accadrà risulta un po' più definito. In generale, se la pena è sotto i tre anni, l'interessato potrebbe, una volta che gli notificano la sentenza e l'ordine di carcerazione, chiedere una sospensione, in attesa di ottenere l'affidamento in prova al servizio sociale. Non è detto però che la richiesta venga accolta. Nel caso in cui ottenesse il via libera all'affidamento in prova (abbastanza probabile) il giornalista non andrebbe né in prigione né agli arresti domiciliari, ma lavorerebbe. Se invece ricevesse un no, scatterebbe la detenzione. La notifica potrebbe avvenire tra qualche giorno o tra sei mesi: dipende dal giudice dell'esecuzione. Una volta presentata richiesta di sospensione, la risposta può essere rapida ma anche no, dipende dall'ingolfamento del tribunale.

Giunta Fnsi in seduta straordinaria
La Giunta della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, si è riunita in seduta straordinaria per valutare risposte adeguate a una notizia che ha lasciato il sindacato dei giornalisti sorpreso e amareggiato. Secondo il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino quella di oggi è «un'intimidazione a mezzo sentenza, un'intimidazione a tutti i giornalisti».

Il sostituto Pg: ricorso Sallusti ricevibile ma solo parzialmente
Nella sua requisitoria di fronte alla Suprema corte, il sostituto Pg Gioacchino Izzo ha sottolineato: il ricorso presentato dai difensori di Sallusti deve invece essere dichiarato inammissibile sul punto in cui contesta che il giornalista fosse l'autore dell'articolo a firma "Dreyfus", ritenuto diffamatorio nei confronti del giudice tutelare di Torino, Giuseppe Cocilovo.

Monti: «trovare una soluzione normativa in linea con l'Europa»
Per il premier Mario Monti, in trasferta a New York per l'assemblea generale Onu, il "caso Sallusti" ha riaperto «un problema fondamentale: quello di trovare un equilibrio tra due beni per la società che sono da un lato la libertà di espressione, in particolare di stampa, e la tutela della dignità delle persone». Ai microfoni del Tg1 Monti propone così «di arrivare ad una formulazione ben chiara anche per quanto riguarda le pene, che sia in linea con la giurisprudenza» degli altri paesi europei e della Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo.

La posizione del governo al question time
«Ci sono diverse soluzioni in diversi paesi» ed «è naturale per noi italiani fare riferimento all'esperienza degli altri paesi europei». Il governo, spiega Monti, punta ad utilizzare «uno dei ddl di iniziativa parlamentare già presentati, di arrivare a formulazioni ben chiare anche per quanto riguarda le pene che siano in linea con la giurisprudenza della corte di Strasburgo». La conferma poche ore dopo, nel corso del Question time alla Camera, quando il Guardasigilli Paola Severino, rispondendo ad una interrogazione Idv proprio sul caso Sallusti annuncia di voler «dare impulso a una sollecita calendarizzazione del ddl di iniziativa parlamentare sulla di libertà stampa». La riforma della normativa, «in linea con gli altri paesi europei», dovrebbe in particolare prevedere per il direttore responsabile accusato di diffamazione «la sola pena pecuniaria e non il carcere». La riforma, ha concluso il ministro, è urgente» e il tema «fortemente avvertito e condiviso», ma ha anche ribadito che «il Guardasigilli non può certo entrare nel merito della vicenda» Sallusti.

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