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Questo articolo è stato pubblicato il 18 marzo 2013 alle ore 20:09.
NEW YORK - La Federal Reserve è pronta a continuare la sua offensiva di politica monetaria per sorreggere l'economia americana davanti ai suoi malesseri fiscali. E anche, almeno implicitamente, per mitigare i rischi di nuovi shock internazionali sempre in agguato, come ha dimostrato la tensione esplosa sui mercati, compresi quelli statunitensi, davanti al piano di salvataggio di Cipro.
Il presidente della Fed, Ben Bernanke, stando alla maggior parte degli analisti, concluderà mercoledì un vertice di due giorni della Banca centrale con una conferma delle politiche in atto. Vale a dire dell'ultimo capitolo del Quantitative Easing, l'acquisto di titoli obbligazionari per 85 miliardi di dollari al mese cominciato in dicembre, e di tassi di interesse mantenuti vicini allo zero.
La Fed discuterà di "exit strategy" dalla sua manovra ultra-accomodante, un dibattito che si è intensificato negli utimi vertici del Federal Open Market Committee e che si è arricchito di nuovi protagonisti quali il neogovernatore Jeremy Stein. Fresco di nomina e in arrivo da Harvard, Stein ha espresso preoccupazioni per un surriscaldamento dei mercati del credito.
La maggioranza degli esponenti del Fomc, però, dovrebbe per ora tenere a bada i timori sia di futura inflazione che di imminenti bolle speculative, comprese eccessive corse in Borsa dove gli indici hanno di recente marciato verso nuovi record. Dovrebbe invece schierarsi saldamente con Bernanke per una continuazione delle manovre di stimolo al passo attuale.
Ragioni "domestiche" spingono in questa direzione: se il mercato del lavoro ha sorpreso per la sua ripresa in febbraio, il tasso di disoccupazione al 7,7% rimane di oltre un intero punto percentuale sopra il livello stabilito dalla Fed - il 6,5% - per eventuali strette sui tassi. La crescita è inoltre vicina al 2% e minaccia di risentire dell'impatto dei tagli di spesa automatici già scattati per il 2013 oltre che di possibili ulteriori accordi pluriennali su risparmi e tasse per ridurre i deficit pubblici. Una riduzione della prevista marcia del Pil di 0,6 punti percentuali per l'anno in corso viene oggi considerata probabile dagli economisti.
Un'altra, inattesa, incognita potrebbe però pesare sul vertice della Fed, l'ombra di recrudescenze della crisi europea. I timori che la vicenda di Cipro riapra spirali di crisi per l'euro hanno scosso gli investitori. Il progetto di tassare i depositi bancari come parte del salvataggio, senza precedenti finora nel terremoto dell'eurozona, ha suscitato particolari polemiche e il Parlamento cipriota ha rinviato il voto, alimentando l'incertezza.
La società americana di valutazione del credito Moody's ha indicato che il bailout del Paese ha una valenza negativa per il sistema bancario europeo. Sarà difficile per la stessa Fed ignorare le potenziali ramificazioni della crisi della piccola isola del Mediterraneo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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