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Questo articolo è stato pubblicato il 09 aprile 2013 alle ore 16:46.

Alla fine anche per la Cina è arrivata la scure delle società di rating. Fitch ha abbassato il giudizio del debito pubblico in yuan da AA- ad A+, mettendo in guardia dalle difficoltà che il Paese incontrerà nel processo di trasformazione del suo modello di economico e dal rischio di instabilità finanziaria.
Secondo Fitch, il passaggio dal tradizionale modello di sviluppo basato su investimenti ed export a uno orientato sui consumi interni potrebbe rendere l'economia più volatile. Al tempo stesso il Governo non ha ancora messo le redini all'eccesso di liquidità alimentata da un sistema finanziario ombra e parallelo alle banche, che mette a rischio la stabilità del Paese e che alla fine del 2012 ha portato la massa del credito al 198% del Pil, dal 125% del 2008.
Sono ormai tre anni che Pechino cerca di riportare sotto controllo questa bolla, introducendo paletti sempre più rigidi sulle attività di prestito delle banche e sul mercato immobiliare. Tuttavia, l'anno scorso, i finanziamenti al settore economico sono aumentati del 23%.
Con la decisione di ieri, Fitch ha portato il giudizio sul debito in yuan allo stesso livello di quello espresso sul debito in valuta estera e un grado sotto il rating di Moody's e Standard & Poor's.
Una buona notizia per la Cina arriva però dall'inflazione, che a marzo si è fermata al 2,1%, ben al di sotto del 3,2% di febbraio. Il raffreddamento dei prezzi riduce le preoccupazioni della Banca centrale, che ha maggiori margini di manovra per la sua politica monetaria.
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