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Questo articolo è stato pubblicato il 31 marzo 2011 alle ore 06:50.

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IL BLOG MINIMALE DI TUMBLR, FONDATO DA David Karp, VIENE UTILIZZATO ANCHE DALLE AZIENDE Da semplice diario personale, il blog in oltre 10 anni di vita è un fenomeno ormai consolidato. Dato per spacciato con l'avvento dei social network, il blog vive una seconda giovinezza e il mondo business lo reputa, a ragione, uno strumento ancora ricco di potenzialità. Al di là della presenza attiva sui social network, con una pagina ufficiale su Facebook e spesso un profilo su Twitter, aziende grandi e piccoli continuano ad aprire e utilizzare blog per cogliere opportunità di posizionamento e vantaggi in termini di relazione.
La disponibilità di profili personali sui social network, in cui pubblicare con semplicità foto, video o esperienze personali, insieme al consolidamento di Twitter quale piattaforma di pubblicazione di brevi segnalazioni o link in maniera estemporanea, ha provocato una contrazione dei blog personali, a tutto vantaggio di chi usa questo mezzo in chiave professionale. I blog restano i sistemi per pubblicare contenuti sul web (Cms) più amati dai motori di ricerca e proprio per questo continuano a posizionarsi ai vertici nei risultati delle ricerche per parola chiave. A differenza di tutte le piattaforme di condivisione gestite da soggetti terzi, il blog ha il vantaggio di poter essere installato sul proprio spazio web, consentendo personalizzazione e controllo. Non a caso WordPress è oggi la soluzione più usata – dal «Wall Street Journal» a Cisco – con oltre 30 milioni di blog attivi su altrettanti domini aziendali, personali o professionali, surclassando la concorrenza di Movable Type, regina dei Cms blog fin dal 2000.
Pur nella sostanziale stabilità della formula, la seconda vita del blogging passa per nuove interpretazioni. In questo senso Tumblr si segnala come apripista, per innovazione verso la community. Il reblog, la funzione che consente di citare un articolo scritto da un altro blogger con un semplice click, fonte inclusa, e il "mi piace" espresso con un cuoricino hanno riscosso un successo tale da portare Tumblr al vertice delle piattaforme gratuite, battendosi alla pari con Wordpress per il primato del maggior numero di pagine viste su scala globale.
Gli editori hanno capito per primi l'importanza di usare i blog per partecipare alla conversazione online e contagiare gli influencer con il virus del passaparola. Su Tumblr troviamo «Newsweek», «The Economist», «Nbc», «New Yorker», «Huffington Post», «Politico», «TimeOut» e decine di altre testate, ognuna con il suo tumbleblog. Questa soluzione – blog minimale, senza commenti e incentrato sul servizio offerto alla community – trova popolarità anche tra le aziende che si affacciano al blog corporate solo recentemente. Non esiste start up web che non ne abbia uno e perfino Twitter lo usa per informare gli utenti in caso di problemi tecnici.
Aprire un blog non è mai troppo tardi. Si tratti del racconto in prima persona dell'amministrazione delegato, del lavoro di un team di progetto o del mondo di valori che ruota intorno a un prodotto e ai suoi utenti. Costanza nella frequenza di aggiornamento, un punto di vista originale e un tono diretto e informale, come avviene in una conversazione da persona a persona, continuano a essere gli ingredienti base per il successo.
L'investimento è limitato e misurabile, quanto gli strumenti sono a basso costo o in molti casi gratuiti. Le risorse sulle quali non è dato risparmiare sono tempo e umanità dedicata ad animare la conversazione, ripagati però da un ritorno in reputazione, fidelizzazione e percezione del mercato pressoché garantito.

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