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Questo articolo è stato pubblicato il 24 settembre 2012 alle ore 16:57.

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(Corbis)(Corbis)

Niente più telefoni, né smartphone o tablet. Il futuro sarà "cloud" e saremo interconnessi attraverso ciò che indossiamo. Avremo un microchip persino nelle scarpe. Diciamo tra una ventina d'anni. E più avanti, anche un interfaccia wireless direttamente nel corpo. Nell'aula magna della Bocconi, mentre andava in scena l'ennesimo battibecco a distanza sulla very hold economy tra Diego Della Valle e Sergio Marchionne, c'era chi guardava al futuro raccontando che cosa ci riservano i prossimi anni.

Sulla base di quello che le tecnologie già oggi fanno intravedere e aziende come Ibm o Google stanno progettando. «Il futuro si svilupperà su due assi» spiegava Alberto Sangiovanni Vincentelli, titolare della cattedra The Edgar L. and Harold H. Buttner dell'Institute of Electrical Engineering and Computer Sciences a Berkeley. «Spariranno gli attuali dispositivi di accesso alla rete come i computer, i tablet o gli smarthphone. Il futuro sarà "cloud" e la persona sarà immersa nella realtà elettronica: tutti gli oggetti che avremo addosso saranno interconnessi, intelligenti. Avremo un chip elettronico persino nelle scarpe». È quello che all'Ibm chiamano il "pianeta intelligente" che «ci consentirà di utilizzare in modo diverso le risorse», come l'energia o l'acqua. Ma anche di gestire in modo diverso lo spazio, per esempio in agricoltura o nelle città con la gestione del traffico.

Così, raccontava stamattina in Bocconi il professore laureato nel '71 al Politecnico di Milano e a Berkeley dal 1976, Google lavora alla progettazione di automobili che «saranno inserite nella rete e grazie ai radar faranno tutto da sole. Eliminando il guidatore si elimina il 90% delle cause d'incidente. Sarà un mondo nuovo, in cui l'information tecnology potrà migliorare le condizioni di vita di tutti». Non è un caso che a questo progetto «stia lavorando Google. Lo fa anche General Motors, ma è ovvio che un'azienda Ict come Google sia molto più avvantaggiata rispetto ad un costruttore automobilistico». E mentre Apple «è prigioniera del proprio successo», Ibm si sta concentrando sui servizi e sulle «opportunità infinite» che si apriranno e che potranno realizzarsi solo «coniugando ricerca e industria, con la presenza della grande università». Certo, come ha sottolineato Franco Bernabè, questo approccio è molto americano e in Europa creerà non pochi problemi di privacy, ma il dibattito è aperto. Peccato che l'attenzione al convegno organizzato da Bocconi-Fondazione Corriere della Sera sui "nostri campioni" fosse (quasi) tutta per la polemica sugli aiuti a Fiat…

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