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Questo articolo è stato pubblicato il 02 novembre 2012 alle ore 19:05.
Assassin's Creed 3, il videogioco che insegna la storia d'America
Anche quando guarda all'America Assassin's Creed resta un gioco intimamente europeo. Ed è questo il maggior pregio del terzo e attesissimo capitolo del capolavoro di Ubisoft. Un passo indietro prima per ricapitolare la storia finora. La fine del mondo è vicina, Desmond Miles ha conquistato la mela dell'Eden ma per scongiurare la fine di tutto deve recuperare gli ultimi manufatti.
Dove, anzi quando? In America, durante la guerra di indipendenza. Assassin's Creed si lascia alle spalle Ezio Auditore, il medioevo e l'Italia. Siamo Connors, un mezzosangue con i tratti da pellerossa ma il profilo del viso pallido. La sequenza introduttiva di presentazione che racconta le origini di Connors lascia senza parole. Così come la cura nel ricostruire una frontiera americana dominata da una natura selvaggia e ostile. Le strade di Boston, il caos di New York e la violenza di un conflitto senza né vinti e né vincitori. Ubisoft non si schiera, guarda dritto gli eventi senza scorciatoie o semplificazione. Proprio in questo suo sguardo mai banale, sempre profondo e colto che prende corpo natura europea e unica di questo gioco. Peccato per la scelta di una struttura un po' troppo uguale è quella dei precedenti titoli. Se la componente free roaming viene finalmente riportata agli antichi fasti, le missioni appaiono ripetitive così come è ancora insoddisfacente l'intelligenza artificiale. È inspiegabile per esempio la prudenza dei nemici che nei combattimenti sembrano rifiutare di combattere contemporaneamente. Tra le novità l'inserimento delle battaglie navali, a dire il vero un po' slegate dalla trama, animazioni, la tenuta di Davenport da personalizzare e il ritorno della chiacchiera nonsense dell'assassino dopo aver sferrato il colpo fatale sulle sue vittime. In definitiva Assassin's Creed 3 conferma quanto di buono la serie ha mostrato finora. Graficamente impeccabile, longevo (ci sono un sacco di cose da fare) con una trama puntale e ricca di colpi di scena. Peccato per i bug cronici di una serie che ora deve osare di più.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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