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Questo articolo è stato pubblicato il 28 dicembre 2012 alle ore 15:20.

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La recente inaugurazione della tratta ferroviaria Pechino-Canton ha dato ulteriore lustro ai treni ad alta velocità (TAV) e fa ritornare alla memoria che l'Italia è all'avanguardia nel settore dei convogli a levitazione magnetica (Maglev) grazie al progetto denominato UAQ4, creato e testato dall'Università dell'Aquila, in tempi utili per essere presentato al G8 che si è tenuto proprio nel capoluogo abruzzese durante il mese di luglio del 2009, anche nella speranza di accendere nuovi riflettori sulla zona terremotata.

I ricercatori dell'Università, coordinati dai professori Giovanni Lanzara e Gino D'Ovidio, hanno creato un treno a levitazione magnetica ad impatto zero, che non produce né vibrazioni né rumori e, ad eccezione di quella aerodinamica non ha resistenze al moto. Raggiunge la velocità di 600 chilometri l'ora e, rispetto ad un TAV tradizionali, permette di risparmiare 7mila tonnellate di carburante ogni anno, tanto quanto ne trasporta una piccola petroliera. Le parti fisse (guidovie) non hanno contatto fisico con il veicolo e l'interazione tra magneti e conduttori ne impediscono il deragliamento.

La tecnologia è protetta da tre brevetti, due dei quali depositati in Italia e uno ne gli USA, che oltre a certificarne la paternità "made in Italy", proteggono 40 anni di studi in materia soprattutto in vista dell'interesse di Governi e industria privata, il cui intervento è necessario per procedere alla produzione industriale di questo gioiello all'avanguardia.
Dopo l'interessamento di Brasile, Russia e Australia vi è stato un tentativo di accostare l'UAQ4 all'Expo 2015 di Milano, possibilità naufragata per diversi motivi, non da ultimo quelli economici.
Un progetto italiano che, con ogni probabilità, contribuirà alla crescita e allo sviluppo di altri Paesi perché in Italia rischiamo di non vederlo. Mai.

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