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Questo articolo è stato pubblicato il 18 giugno 2013 alle ore 15:01.

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Una nebbia al Dna per identificare i criminali


La possibilità di identificare con sicurezza una persona attraverso l'analisi del Dna ha permesso alle polizie del mondo di risolvere un gran numero di casi che in passato sarebbero rimasti insoluti. Non sempre però i criminali sono così gentili da lasciarsi dietro tracce del proprio Dna. C'è allora chi ha pensato di seguire il metodo opposto, e cioè di lasciare tracce di Dna sui criminali.

Un'idea simile era già venuta qualche tempo fa all'azienda britannica SelectaDna, che ha sviluppato una pistola che spara palline di Dna fino a 40 metri, permettendo così di "marcare" una persona a distanza. L'uso di quest'arma però è limitato a situazioni particolari, in cui un trasgressore è in vista della Polizia ma non può essere raggiunto.
Ora invece l'azienda statunitense Applied Dna Sciences (Adnas), attraverso un accordo esclusivo con la danese SmokeCloak, propone "Dna Fog". È un sistema che, in caso di allarme, riempie gli ambienti con una densa nebbia che non solo ostacola i movimenti degli intrusi, ma contiene Dna, che va a depositarsi su pelle, capelli, vestiti e scarpe, oltre che su eventuali oggetti rubati. Le molecole rimangono addosso per almeno due settimane, ed è impossibile rimuoverle completamente con mezzi "normali", come una doccia o un bucato.

Il Dna può essere rilevato con le consuete tecniche di analisi, fornendo un modo semplice e sicuro di identificare il colpevole tra i potenziali sospetti.
A questo scopo viene usato un Dna sequenziato artificialmente, biologicamente inerte ma dal contenuto noto. Viene commercializzato da Adnas come Dna SigNature, e viene usato non solo in funzione antiladro, ma anche per marcare oggetti in modo che sia possibile risalire alla loro provenienza e autenticità. Una sequenza di Dna con 20 basi permette di esprimere più di 1.000 miliardi di combinazioni; di conseguenza è possibile associare una specifica sequenza a un'azienda, un ambiente o un prodotto.
Si tratta di tecnologie già alla portata di molti, e presto si porrà il problema del rispetto della privacy. Quanto è lontano il giorno in cui rischieremo di essere marcati col Dna a nostra insaputa, in modo che qualcuno possa ricostruire i nostri movimenti?

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