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Questo articolo è stato pubblicato il 08 agosto 2013 alle ore 12:55.

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Pikmin 3 scopre il manager multitasking che vive in noi  - Foto

I Pikmin sono piccoli elfi in tuta, con un fiore in testa e qualche assonanza nell'aspetto con i Teletubbies (per fortuna però non parlano ma si limitano a squittire). Quello rosso è il più combattivo sopporta il fuoco ma annega nell'acqua, quello nero è spigoloso e serve per abbattere i muri, quello blu nuota e quello giallo è elettrico. Sono come i Lemmings, fanno quello che gli ordini senza fiatare. Tocca però saperli guidare tenendo conto delle loro abilità per risolvere puzzle, combattere nemici e superare ostacoli.

Il mistero Pikmin

Fin qui è tutto chiaro. Resta un mistero chi o cosa abbia spinto Nintendo ad aspettare dieci anni per sviluppare il terzo capitolo di una serie amatissima da Shigeru Miyamoto. In questi anni Pikmin è stata l'ossessione del papà di SuperMario. Ogni uscita pubblica del game designer era una occasione per mostrarne un pezzettino. Apparentemente un parto lungo e faticoso probabilmente reso più complicato dalla scelta di voler debuttare a tutti i costi su piattaforma Wii U. Non si spiegherebbe altrimenti lo sviluppo lentissimo per un titolo tuttosommato di nicchia che però sta a cuore del direttore creativo di Nintendo.

Il gioco

Per i neofiti avvicinarsi a Pikmin vuol dire armarsi di santa pazienza ed entrare in una dimensione ambientalista, pulita, buonista, colorata come un gelato confezionato. Il gioco che è uno strategico in tempo reale prende le mosse dalla vicende dello sfortunato pianeta Koppai che ha esaurito le risorse alimentari e per questo ha spedito nello spazio esploratori per trovare cibo. Hanno fortuna nella ricerca solo Alph, Brittany e Charlie, tre astronauti che atterrano su un pianeta ricco di frutta e popolato da insettoidi paciosi e dai nostri mansueti e addomesticabili Pikmin. Il giocatore ha subito la sensazione di trovarsi fra i cespugli di un giardino, tra laghetti ornamentali e fiori giganteschi. Un mondo accogliente, vivo e colorato come nella migliore tradizione di Nintendo.

La magia di Miyamoto

La missione naturalmente è quella di trovare frutta e trasformarla in succhi di frutta. Il giocatore ha tempo dall'alba al tramonto (un giorno virtuale) per fare scorta. Tocca quindi ingegnarsi e dividere il lavoro tra i tre astronauti e il loro piccolo esercito di creaturine. È solo a questo punto che a Miyamoto riesce la magia. Tocca aspettare qualche ora di gioco per entrare nel vero mondo dei Pikmin. Poi però, una volta «agganciato», il designer giapponese non ti molla più. Il giardino fiorito si trasforma in una palestra per manager-pianificatori-incalliti. L'ossessione è far lavorare contemporaneamente il maggior numero di Pikmin nel minor tempo possibile. Il gioco di Miyamoto riesce nell'impresa di titillare il lato multitasking che c'è in te. L'amore per l'ambiente, i fiori e i buoni pensieri restano sullo sfondo. I Pikmin devono lavorare. Viva i Pikmin.

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