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Questo articolo è stato pubblicato il 03 aprile 2014 alle ore 15:53.

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Greenpeace non è certo nota nel mondo per le sue posizioni "moderate" o timide in maniera ambientale ma, al contrario, è conosciuta per le sue prese di posizioni forti e radicali, sia nei confronti degli Stati che delle grandi aziende. Eppure nel suo ultimo rapporto, Clickingclean, l'associazione ecologista in buona parte loda il comportamento delle big dell'Ict mondiale , parlando apertamente di vittoria.

I data center

Le infrastrutture informatiche che assicurano il funzionamento del web, dei sistemi cloud e quant'altro, infatti, per funzionare hanno bisogno di notevoli quantità di elettricità. Considerato che il numero di queste infrastrutture è destinato ulteriormente a crescere nel prossimo futuro, dal punto di vista di Greenpeace fa una grande differenza se l'elettricità necessaria sia generata a partire da fonti ritenute inquinanti (gas, carbone, petrolio ma anche nucleare) oppure dalle risorse rinnovabili. Dunque i big dell'Ict devono rendere conto delle proprie scelte in materia di politiche energetiche, nell'ottica degli ambientalisti. Una linea che sembra aver pagato: ancora pochi anni fa la maggioranza degli operatori era sonoramente bocciata da Greenpeace (ad esempio anche Apple fu bastonata in passato), oggi a quasi tutti sono riconosciuti notevoli passi in avanti. La paura dei cambiamenti climatici e, soprattutto, la maggiore sensibilità ambientale dei consumatori mondiali ha spinto infatti queste aziende a un profondo ripensamento delle proprie strategie energetiche.

I criteri di valutazione

Lo studio ha valutato le big dell'Ict secondo una serie di parametri: innanzitutto la trasparenza delle informazioni rese disponibili in materia energetica. Il secondo criterio di valutazione è l'impegno strategico in materia di politiche energetiche ed è proprio su questo punto che Greenpeace si dichiara particolarmente soddisfatta. Sei grande aziende del settore (Apple , Box , Facebook ,Google , Salesforce e Rackspace ) hanno infatti assunto impegni a lungo termine di rifornirsi al 100 % da fonti di energia rinnovabile. Altro criterio molto importante è l'efficienza energetica, ossia lo studio ha valutato quanto le aziende si siano adoperate per diminuire i consumi energetici dei propri data center. Infine, Greenpeace ha assegnato un punteggio anche all'impegno delle aziende nella costruzione di propri impianti da fonti rinnovabili e nell'azione di lobbying a sostegno di questo tipo di energia.

Promossi e bocciati

Sulla base di questi parametri i risultati sono netti: Amazon, in particolare, finisce sul banco degli imputati praticamente in tutte le categorie. La società guidata da Jeffrey Bezos è accusata di essere riluttante a fornire informazioni in materia e, comunque, di basarsi ancora in gran parte su fonti inquinanti e di avere obiettivi sulle rinnovabili del tutto insufficienti. Greenpeace le riconosce qualche merito in più sull'efficienza energetica, grazie ai suoi data center efficienti, ma il giudizio complessivo è di completa bocciatura. Promossa su tutti i fronti è invece Apple, che ottiene un voto A in quasi tutte le categorie : particolarmente apprezzate dall'associazione ecologista sono la maggiore trasparenza, il concreto impegno nel raggiungere quota 100% di fabbisogno coperto da fonti rinnovabili, nonché la realizzazione di numerosi impianti da fonti pulite. Quasi tutte A anche per Facebook: il popolare social network viene riconosciuto come uno dei leader della green Internet, grazie ai suoi progressi messi a punto in tutti i campi a partire dal 2012.

La sorpresa negativa di Google

Un po' a sorpresa, invece, è un po' meno entusiastico il giudizio – seppur molto positivo - per Google, che con i suoi investimenti milionari è direttamente attiva nella produzione di energia da fonti pulite. A penalizzarla è la non perfetta trasparenza; inoltre Greenpeace esprime qualche dubbio sulla possibilità che la società di Mountain View riesca a centrare i suoi obiettivi di espansione al di fuori degli Usa senza fare ricorso all'elettricità da fonti fossili. Non convincono sino in fondo, invece, gli sforzi messi in atto da Microsoft, che non va oltre la "C" in tutti i campi: in particolare, alla casa di Redmond viene rimproverata la non assunzione dell'impegno a lungo termine del 100% di energia da rinnovabili. Ben più severa è invece la bocciatura per Twitter: i "cinguettii" non inteneriscono Greenpeace, che accusano la compagnia di non aver compiuto passi in avanti sostanziali dal 2012 a oggi, nonostante il collocamento in Borsa. Particolarmente netta è la bocciatura per trasparenza, mancanza di impegni in materia di fonti pulite e, più in generale, per il contrasto con la svolta ambientale dei competitor.

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