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Economia Politica economica

L'industria italiana migliora i margini (+44%) e la produzione sale del 9,5%

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Questo articolo è stato pubblicato il 12 ottobre 2010 alle ore 07:48.

Un dato positivo ma da considerare ancora con cautela, trattandosi di un dato che si riferisce al mese di agosto, periodo in cui la gran parte delle fabbriche italiane sono chiuse per almeno due settimane di ferie estive. La produzione industriale ha infatti segnato, registra l'Istat, un incremento dell'1,6% su base mensile e del 12,8% rispetto ad agosto del 2009, ovvero +9,5% se aggiustato per i giorni lavorativi. Si tratta del miglior risultato annuo dal dicembre del 1997. L'andamento mensile è invece il più alto dallo scorso gennaio.

La variazione della media degli ultimi tre mesi rispetto a quella dei tre mesi immediatamente precedenti è stata pari a +2,4%, mentre nei primi otto mesi del 2010 la variazione rispetto allo stesso periodo del 2009 è stata di +5,9% (i giorni lavorativi sono stati 169 contro i 168 del 2009).

È un aumento «superiore alla stima» ha sottolineato l'Isae che tuttavia prevede «un rallentamento» per i prossimi mesi. A settembre dovrebbe cioè verificarsi «un calo congiunturale seguito da un recupero nei due mesi successivi». La crescita attesa per il terzo trimestre si dovrebbe dunque attestare, spiega l'Istituto di studi e analisi economica, «all'1,5% rispetto al trimestre precedente, mentre una sostanziale stagnazione caratterizzerebbe gli ultimi mesi dell'anno (+0,3% nel quarto trimestre)».

A livello settoriale «nel mese di agosto sono più marcati - sottolinea - i segni espansivi soprattutto in alcuni comparti tipici del made in Italy e dei beni strumentali, mentre i rimanenti settori mostrano segnali di sostanziale stabilità». Inoltre, l'Isae evidenzia che «nella maggior parte dei settori in espansione i livelli produttivi appaiono comunque ben inferiori ai livelli di due anni fa».

Un calo è previsto pure dal Centro studi Confindustria: a settembre -0,7% su agosto. Si tratta di una correzione del balzo registrato appunto ad agosto. Più alta rispetto all'Isae la stima nel terzo trimestre: +1,9% sul secondo. Questo dato è coerente con un aumento del pil superiore allo 0,5%, in linea con le previsioni diffuse in "Scenari Economici" di settembre. La distanza dal picco di attività industriale pre-crisi (aprile 2008) è ancora pari al 17%, mentre l'incremento dai minimi è dell'11,8 per cento. Dal marzo 2009, il ritmo di recupero è stato dello 0,6% mensile (7,7% annualizzato). Superiore a quanto stimato fino ad oggi.

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L'Istat, spiega il Csc di Confindustria, ha infatti corretto al rialzo le variazioni congiunturali dei primi due trimestri, migliorando rispettivamente di +0,4 punti quella del primo (a +1,9% sul quarto 2009) e di +0,2 punti quella del secondo (a +2,2% sul primo). A tale ritmo il pieno recupero dei livelli persi (-25,8%) si completerebbe a inizio 2013. Tuttavia, negli ultimi tre mesi si è osservato un rallentamento (al 5% annualizzato) e nel quarto trimestre si profila una dinamica più moderata: la crescita ereditata dal terzo è nulla e i giudizi nell'indagine Pmi confermano un'attenuazione dell'acquisizione di nuovi ordini.

A rendere più grigio l'orizzonte i numeri sulla produzione industriale di autoveicoli che è calata del 17,3% tendenziale, ad agosto, secondo l'indice grezzo misurato dall'Istat. In otto mesi, la crescita é stata del 5,7%. Secondo l'indice corretto per gli effetti di calendario, invece, la produzione di auto è scesa del 20,2% tendenziale ad agosto, mentre in otto mesi è salita del 6,2 per cento.

Tanto basta a spingere la Uil a dire che «i favorevoli» dati dell'Istat sulla produzione industriale «sono importanti, ma non devono fare illudere sulla situazione economica del Paese».

Parla invece di «tessuto produttivo» che presenta «ancora molte difficoltà e punti di sofferenza», il segretario confederale della Cisl con delega all'Industria, Luigi Sbarra. «Preoccupa - spiega Sbarra - l'assenza di ricadute positive sul versante occupazionale, la crescita della Cig, specie quella straordinaria ed in deroga, il perdurare dei processi di ristrutturazione industriale, l'allungarsi della lista delle tante crisi aziendali».

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