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Dossier Bric

Finanza e Mercati In primo piano

I Bric salveranno gli Usa. Nuove opportunità per l'export dai consumi nei paesi emergenti

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Questo articolo è stato pubblicato il 28 gennaio 2011 alle ore 08:00.

All'avvicinarsi del decimo anniversario dalla nascita del concetto di Bric (Brasile, Russia, India, Cina) sempre più spesso mi viene chiesto che impatto avrà l'avanzare di queste nuove superpotenze economiche sull'America. Il potere incalzante dei Bric, in particolare della Cina, causerà il crollo dell'economia americana?

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Prima di provare a rispondere a questa domanda è opportuno analizzare la situazione economica degli Stati Uniti e dei Bric. Sull'America circolano attualmente affermazioni scontate: alcuni ritengono che la più grande potenza economica al mondo sia stata definitivamente danneggiata dalla crisi finanziaria, e mettono in evidenza tassi di disoccupazione molto elevati, consumatori sovra-indebitati e forte dipendenza da capitali esteri. La crisi del credito, senza dubbio, ha avuto un impatto profondamente negativo sui singoli e sulle imprese, ma non credo che si possa affermare che i fondamentali del sistema economico americano siano stati definitivamente distrutti. Inoltre, guardando alla produttività di base, associata a un buon andamento demografico e ai bilanci positivi delle imprese, indicano che l'America ha intrapreso la via della crescita, intorno al 3 per cento. Gli Stati Uniti hanno anche beneficiato di una forte risposta della politica, e i pacchetti di stimolo hanno permesso la crescita, testimoniata da una graduale ripresa dell'economia.

Da una prospettiva macroeconomica, il problema maggiore dell'economia americana è stato il tasso di risparmio che a un certo punto è quasi arrivato a zero. Tuttavia, questo tasso ha registrato una crescita costante a partire dal periodo più negativo della crisi, per arrivare all'attuale 5-6 per cento. Si tratta di un reale progresso sebbene non si sia arrivati a quell'8-10% che ritengo essere il livello che gli Stati Uniti hanno bisogno di raggiungere.

Guardando ai paesi Bric, penso che i fondamentali del quadro rimangano più forti che mai - trend demografici favorevoli, continui aumenti di produttività, aumento del reddito e domanda domestica in rapida crescita. Quest'ultimo aspetto è particolarmente significativo: lasciandosi alle spalle il periodo più nero della crisi finanziaria, molti hanno espresso preoccupazioni sulla possibilità che l'economia mondiale possa "farcela" senza l'appoggio dei consumatori americani.

Può un aumento dei consumi nei paesi Bric e negli altri paesi in crescita compensare la fiacchezza dei consumatori americani? Ne sono fermamente convinto. Mi aspetto che i consumi dei Bric, sia in termini reali che nominali, possano assumere lo stesso peso dei consumi americani entro la fine di questo decennio. Guardando al futuro, fino al 2025, i Bric potrebbero aggiungere una media di mille miliardi di dollari di consumi aggiuntivi ogni anno. La forte espansione della classe media (e quella benestante) sarà il driver per arrivare a questi numeri.

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Siamo quindi in una fase in cui i Bric stanno assumendo sempre più potere a livello globale. Cosa vuol dire questo per gli Stati Uniti? Ritengo che l'affermarsi dei Bric rappresenti una grande opportunità per l'economia americana in ripresa. Un posizionamento dell'America come paese fortemente esportatore le permetterebbe di beneficiare appieno dell'aumento dei consumi degli stessi Bric. Basti pensare che la Cina rappresenta già il mercato più importante nel settore automobilistico. In 10 anni potrebbe diventare il più importante nel settore aviazione e in 15 in quello dei beni di lusso. Queste dinamiche non sono limitate alla sola Cina. Nei prossimi decenni, i consumatori dei Bric potrebbero costituire il mercato trainante dei settori auto, lusso e viaggi.

Questo scenario crea nuove opportunità. Le società americane stanno già introducendo i loro marchi e network di distribuzione nei mercati ad alta crescita, per incontrare la domanda in aumento di beni e servizi. Le opportunità sotto il profilo dei fornitori sono ampie - non solo per produttori di auto o beni di lusso - ma anche per i servizi finanziari e per le imprese nell'healthcare, fra le altre. Nel momento in cui i Bric prosperano, anche il mercato dei capitali ne trae giovamento. Nuovi collocamenti, privatizzazioni e raccolte di capitale contribuiranno allo sviluppo in questa direzione.

Poiché i Bric diventano sempre più potenti, l'America potrebbe emergere come paese esportatore, considerando l'esposizione ai mercati in sviluppo come uno dei propri punti di forza. Non essendo più vincolata alla domanda interna, avrebbe più possibilità di crescita. Ovviamente questo potrà sembrare irreale agli occhi di coloro che sono esposti alle teorie protezioniste del Congresso Usa. Nel mondo reale le cose stanno cambiando. Uno sguardo al bilancio delle principali società americane lo confermerà: una parte crescente del loro reddito proviene da mercati emergenti.

Come sempre vanno considerati potenziali rischi che possono intaccare questi scenari. I Bric non sono immuni da shock economici negativi e rischi geopolitici. Un fattore di rischio associato a un consumo maggiore è l'impatto ambientale. Più auto, più aerei e una domanda crescente di risorse naturali (idrocarburi ed energia) potrebbero senza dubbio rappresentare un'ulteriore minaccia per l'ambiente. Fa ben sperare il fatto che alcuni dei Bric e dei paesi Next Eleven (N-11) siano consapevoli dell'importanza di tale aspetto. Il Brasile è già leader in tecnologia a basso impatto ambientale. Il governo cinese si è posto l'obiettivo di raggiungere target di efficienza energetica molto elevati ed è già prossimo al conseguimento di alcuni di essi. Ovviamente anche i passi verso l'efficienza energetica creeranno opportunità per società americane innovative in grado di esportare competenza e servizi in un settore in crescita.

Quello che mi è chiaro è che i Bric e altre realtà in crescita saranno il driver dell'economia globale e questo non dovrebbe essere visto come una minaccia per l'America. Al contrario, gli Stati Uniti possono partecipare al sogno dei Bric.

Jim O'Neill è presidente di Goldman Sachs Asset Management

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