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Questo articolo è stato pubblicato il 28 febbraio 2011 alle ore 08:06.

Bond e azioni per «giocare» l'inflazioneBond e azioni per «giocare» l'inflazione

Obbligazioni legate all'andamento dei prezzi al consumo oppure a cedola variabile: sono questi i titoli suggeriti in ottica anti-inflazione. Utili, peraltro, anche per chi ha già un portafoglio strutturato. «In quest'ipotesi - afferma Maila Bozzetto, esperta di reddito fisso di Imad2 - è sensato ampliare la quota di simili prodotti, perché permettono l'effetto "cuscinetto". Penso, ad esempio, ai Cct Eu. L'emissione in scadenza il 15/12/2015, paga una cedola uguale al rendimento dall'Euribor a 6 mesi (maggiorato dello 0,8%) e tratta sotto la parità». Peraltro, proprio il prezzo dei certificati è la prova che il mercato crede nell'aumento dell'inflazione e, possibilmente, al rialzo dei tassi: «Il Cct Eu 2012 aveva raggiunto un minimo di 96,4; attualmente (22 febbraio, ndr) è scambiato a quota 98,4».

Oltre il reddito fisso
Fin qui il mondo delle obbligazioni. Ma esiste una strategia per le borse? «Sì - risponde Maurizio Milano, responsabile analisi tecnica di Banca Sella - ma per acquistare bisogna attendere la fine dell'attuale correzione. Prendiamo ad esempio l'S&P500: l'indice ha esaurito il rally che l'ha portato a superare quota 1.345. Quando sarà sceso sulle aree di supporto 1.220-1.230, prima, e poi eventualmente 1.165-1.175, allora si può pensare ad acquisti in fasi successive. Certo, l'indice non deve scendere oltre». Anche perché il possibile rialzo dei tassi penalizzerà l'equity. «Non proprio - specifica Capeccia -. Storicamente la fascia di tolleranza delle borse arriva fino a un costo del denaro sul 5 per cento. Peraltro, due altri aspetti rendono appealing l'equity».

Cioè? «In primis, investire in azioni significa acquistare asset reali, le aziende. Che, proprio a causa dell'inflazione, vedono salire il valore nominale di ricavi e margini: a parità di prezzo, i multipli giocoforza miglioreranno. E poi, certi comparti sono "protetti" dal carovita: le aziende in regime di concessione, quali le autostrade, per legge legano i pedaggi al rincaro dei prezzi». Già, i prezzi. Ribaltando i termini della questione, viene da chiedersi: se l'inflazione è spinta anche dalle commodity, perché non puntare sul loro rialzo? «Il mondo delle materie prime - specifica Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroders Italia - è complesso.

Per il petrolio che sale, ci sono le soft commodity che scendono. Inoltre, i movimenti dei prezzi sono amplificati dalla domanda finanziaria: il rischio è di rimanere "incastrati" in cambiamenti repentini delle quotazioni, com'è successo di recente con il riso o il mais». «Tuttavia - precisa la Bozzetto - la liquidità in eccesso e la domanda degli emerging market hanno impostato al rialzo sul lungo periodo le materie prime, petrolio compreso. Quindi, ci si può esporre: ma solo in piccola parte e solo attraverso l'Etf che replica l'indice Crb»

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