Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 30 marzo 2011 alle ore 07:53.
Ferrero
Ferrero è l'unico gruppo individuato finora come perno industriale di un'iniziativa tricolore. Sotto pressione dell'opinione pubblica, si è fatta avanti, nonostante in passato avesse già accantonato il dossier per carenza di motivazioni industriali. Giovanni, che con il fratello Pietro è impegnato nell'azienda di famiglia, si è recato a Parigi martedì scorso per incontrare Emmanuel Besnier, reduce dalla nottata che l'aveva portato a rilevare il 15,3% dei tre fondi pattisti a 2,8 euro per azione. Ferrero resta interessata, e Mediobanca che l'assiste sta lavorando a ritmi serrati per un'iniziativa in coordinamento con Intesa. L'asticella delle condizioni poste è però alta. Ferrero infatti non è intenzionata a battagliare con i francesi, nè a lanciare un'Opa che a queste condizioni sarebbe troppo dispendiosa. La disponibilità di Alba parrebbe perciò limitata a una discesa in campo al posto dei francesi, se questi si ritirassero. A meno che si profili l'ipotesi di uno spezzatino.
Lactalis
«I francesi non prenderanno niente», ha tuonato il leader della Lega, Umberto Bossi. Ma il gruppo che fa capo alla famiglia Besnier è comunque in pole position, potendo già contare su un pacchetto contrastabile davvero solo con un'Opa. Mettendo sul piatto una cifra vicina a 1,5 miliardi, ha già in portafoglio il 13,97% e indirettamente, tramite equity swap al 2012 richiamabili in qualsiasi momento, un altro 15%. Non ha bisogno di andare oltre per portare avanti il suo progetto industriale, che si basa su sinergie commerciali e la complementarietà geografica e di prodotti. Nè d'altra parte un'Opa da 5 miliardi pare essere compatibile con le sue finanze: fattura 9,5 miliardi, ha un Ebitda di 970 milioni e un debito di 2,4 miliardi, che riflette il costo dell'acquisizione di Galbani. Aggiungere il debito di un'offerta totalitaria stresserebbe troppo la leva finanziaria. Peraltro, il gruppo transalpino promette di non mettere mano alla cassa se non per lo sviluppo di Parmalat, negando di voler compensare con il tesoretto da 1,4 miliardi il leveraged buy-out di Galbani.
Lactalis in questo momento ha un solo problema: quello di votare in assemblea con tutto il suo 29% per conquistare la maggioranza di 9 posti su 11 nel consiglio Parmalat. Per raggiungere lo scopo dovrebbe però dribblare l'ostacolo antitrust. Competente è l'Authority di Bruxelles che, una volta ricevuta da Lactalis la notifica dell'ipotesi di concentrazione con Parmalat, avrebbe 25 giorni lavorativi per pronunciarsi, periodo durante il quale il gruppo francese si troverebbe i diritti di voto "congelati" e non potrebbe dunque esercitarli per eleggere i suoi rappresentanti nel board, se nel frattempo si tenesse l'assemblea. Ieri esponenti di Lactalis erano a Bruxelles per parlare della questione. È probabile, anche se il gruppo non conferma, che sia stata presentata alla Commissione Ue la richiesta di deroga alla notifica che, se accettata, le consentirebbe di spendere il peso conquistato nel capitale di Collecchio. Passaggio delicato questo, perchè se l'istanza fosse invece respinta, la quota sarebbe automaticamente congelata in attesa del responso dell'Antitrust.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Permalink
Listino azionario italia
Moved Permanently
The document has moved here.
Principali Indici
Moved Permanently
The document has moved here.
Moved Permanently
The document has moved here.
Ultimi di sezione
-
banche
«UniCredit più forte sul capitale con la crescita dei profitti»
-
tlc & media
Telecom, accordo sui contenuti con Mediaset
di Antonella Olivieri
-
trimestrali
Chrysler accelera nel II trimestre
di Andrea Malan
-
finanza
Mediobanca rileva il 51% di Cairn Capital. Utili in crescita del 27%, il titolo brilla in Borsa
-
la giornata dei mercati
Borse positive dopo i dati Usa, Milano +1,87%. Banche a picco ad Atene - Mediobanca fa shopping e sale (+6%)
-
ACQUISIZIONI
PartnerRe, Exor vince la partita
di Marigia Mangano









