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Questo articolo è stato pubblicato il 21 maggio 2011 alle ore 19:08.

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Christine Lagarde, ministro dell'economia franceseChristine Lagarde, ministro dell'economia francese

Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, si è pronunciato in favore di Christine Lagarde, ministro dell'Economia francese, come candidato dell'Unione europea alla guida del Fondo monetario internazionale dopo la dimissioni di Dominique Strauss-Kahn. «Se Christine Lagarde accettasse la candidatura - ha detto oggi in un'intervista al quotidiano tedesco Bild am Sonntang - sarebbe un'ottima opportunità per l'Europa per rioccupare la posizione. Ma ora - ha avvertito - è fondamentale che l'Europa parli con una sola voce su questo».

Anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, è convinta delle qualità di Christine Lagarde, ma non per questo è pronta a confermare una candidatura della superfavorita alla direzione generale del Fondo monetario internazionale (Fmi). «Ho sempre detto che il ministro dell'Economia francese è una persona eccellente ed esperta, senza che questa sia la conferma di una candidatura alla guida dell'Fmi - ha detto la Merkel - Ma c'è un ampio sostegno affinchè l'Europa proponga un candidato».

L'accusa della Corte dei conti francese
Lagarde deve superare però anche l'ostacolo di una vecchia storia ripresa ieri dal sito internet Mediapart, autore nel recente passato di clamorosi scoop come quello dello scandalo Bettencourt. Il sito ha pubblicato un rapporto segreto che «incastra» la ministra francese, pesantemente tirata in ballo per numerose irregolarità che i magistrati della finanza transalpina hanno scoperto nella vicenda del risarcimento del miliardario Bernard Tapie. Tali osservazioni andranno a nutrire le procedure già avviate davanti alla Corte di giustizia (tribunale dei ministri francese), davanti al Consiglio di stato e alla Corte di disciplina del Bilancio.

Nel mirino è finita la scelta fatta nel 2007 dal ministro dell'Economia di consentire il ricorso alla corte di arbitraggio, piuttosto che ricorrere alla giustizia tradizionale, nella causa che da 12 anni vedeva opposti Tapie e il gruppo bancario Credit Lyonnais nel quadro della vendita di Adidas. Mediapart non esita a definire la vicenda «uno scandalo di Stato», in riferimento all'assegnazione, il 7 luglio 2008, da parte della corte di arbitraggio, di una somma pari a 403 milioni di euro a Tapie, 230 dei quali sono finiti diritti nelle tasche dell'uomo d'affari. Tutto ciò, secondo il rapporto, grazie a una serie di protezioni di cui ha goduto Tapie e di violazioni delle leggi, che sono state rimodulate a suo vantaggio.

Una vicenda per cui sono poi stati chiamati direttamente in causa la Lagarde e Jean-Francois Rocchi, che era all'epoca presidente del Consorzio di realizzazioni, la struttura pubblica in cui erano stati accantonati dal 1995 i guadagni sospetti di Tapie.

L'addebito più pesante che nelle 105 pagine del rapporto viene mosso alla Lagarde è proprio quello di aver favorito un arbitrato, che si è poi risolto con l'assegnazione dell'ingente somma a Tapie, quando - secondo la Corte dei Conti - lo Stato stesso non aveva alcun interesse ad accettare arbitrati sospendendo il corso della giustizia ordinaria: «Al momento topico delle polemiche sul caso Tapie - ricorda Mediapart citando il rapporto - la Lagarde ha spesso sottolineato che la procedura rischiava di durare in eterno ed era meglio far correre allo Stato questo rischio finanziario più pesante. Il rapporto della Corte dei Conti stabilisce l'assoluto contrario».

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