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Questo articolo è stato pubblicato il 14 febbraio 2012 alle ore 08:13.

Saranno venti giorni di fuoco, tra domani e il 5 marzo, per la Grecia e anche per i titoli di Stato italiani: il calendario degli appuntamenti europei incentrati sulla crisi greca è fitto nelle prossime tre settimane, tanto quanto quello delle aste e dei maxi-rimborsi con BoT, BTp, CcT e CTz in scadenza per oltre 50 miliardi.

La concomitanza dell'evoluzione del drammatico default greco con le emissioni del Tesoro ha contribuito a provocare dalla metà dell'anno scorso, in automatico, l'allargamento dello spread BTp-Bund e l'aumento dei rendimenti. Questa volta, invece, gli effetti perversi del contagio potrebbero risultare meno devastanti, tollerabili.
L'andamento da inizio anno dei prezzi e dei rendimenti dei titoli di Stato italiani, sul mercato primario e secondario, si è mostrato molto resistente, quasi impermeabile alle pessime notizie provenienti dalla Grecia. Oggi lo spettro del default non pilotato di Atene o l'uscita dall'Eurozona di uno Stato in crisi di insolvenza sono considerati rischi molto più reali e concreti rispetto a due anni fa - ancorchè poco probabili -, il mercato sta iniziando a metabolizzarli e a scontarne l'impatto, senza però per questo mettere indiscriminatamente tutti gli Stati periferici sullo stesso piano. Così i rendimenti nell'asta dei BoT a 12 mesi hanno segnato anche ieri un ennesimo calo, questa volta mezzo punto in meno rispetto all'ultimo collocamento a gennaio.

Il contagio tra Grecia e Italia si è indubbiamente indebolito. Ad allentarlo è stata l'operazione di rifinanziamento LTRO a tre anni decisa dal presidente della Bce Mario Draghi ma anche il mix di misure e riforme per il rigore di bilancio e per la crescita varate dal Governo Monti. L'Italia tuttavia non è ancora immune, non può considerarsi fuori dal pericolo di essere nuovamente contagiata dalla crisi greca.
Nelle prossime settimane, come nei prossimi mesi, i mercati potrebbero essere costretti a fronteggiare nuovi, inquietanti colpi di scena provenienti da Atene: l'introduzione delle clausole di azione collettiva in via retroattiva nei titoli di Stato greci regolati dalla legge nazionale e l'esercizio delle stesse per imporre a tutti i creditori sottoscrittori privati un haircut sul 50% del valore facciale dei bond; l'attivazione dei credit default swap sul default greco, non ancora del tutto scongiurata; le ripercussioni del declassamento del rating della Grecia alla «D» oppure al «selective default», soprattutto sui titoli utilizzati come garanzie collaterali per i finanziamenti presso la Bce da parte delle banche greche; la mancata implementazione delle nuove misure di austerità ad Atene che servono a spianare la strada al secondo pacchetto di aiuti, e i possibili ritardi nell'erogazione dei prestiti necessari per evitare un default greco «disordinato».

Tanto più i conti pubblici, l'andamento dell'economia, la tenuta sociale e politica in Grecia dovessero peggiorare nelle prossime settimane, tanto maggiore dovrà essere il miglioramento della percezione e della fiducia del mercato in un'Italia che, nonostante il suo debito-Pil in area 120%, continua a prendere le distanze dal modello greco e a disegnare il suo profilo di sostenibilità.

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