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Questo articolo è stato pubblicato il 12 agosto 2012 alle ore 08:15.

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SIENA. Dal nostro inviato
«Mi piacerebbe lasciare la presidenza avendo riformato lo statuto». Gabriello Mancini, 66 anni, leader della Fondazione Monte dei Paschi (in scadenza a fine luglio 2013) pensa a un cambio della governance per svincolare da un eccessivo peso della politica locale l'Ente senese che ha in portafoglio il 36,3% di Banca Mps. «È uno degli obiettivi - dice - la priorità rimane la messa in sicurezza dei conti, per i quali abbiamo già raggiunto un ottimo risultato riducendo l'esposizione finanziaria da 1,1 miliardi a 350 milioni e allungando i tempi di rimborso fino al 2017, con possibilità di arrivare al 2018».
Forse era meglio non fare debiti. Avete anche svalutato il patrimonio da 5,4 a 1,3 miliardi, con una perdita di 331,7 milioni nel 2011: com'è potuto accadere?
Abbiamo aderito agli aumenti di capitale di Banca Mps, nel 2008 e nel 2011, in coerenza con le indicazioni programmatiche delle istituzioni locali, in particolare Comune e Provincia, che al primo posto nei loro documenti d'indirizzo hanno sempre messo il mantenimento di un forte controllo in Banca Mps; e considerando le preoccupazioni a livello nazionale per la salvaguardia del sistema Paese, emerse anche nell'aprile 2011 in una riunione a Roma tra Governo, banche e Fondazioni. Tutti sapevano. In questa storia non c'è un unico responsabile. Un ruolo determinante, per esempio, l'ha giocato la Borsa. E anche l'inattuabilità del vecchio piano industriale della banca.
In che senso?
L'andamento negativo del titolo Mps, che dall'ultimo aumento di capitale a oggi ha registrato una perdita in valore di circa il 70%, ha determinato la svalutazione delle azioni nel nostro portafoglio: scelta ispirata alla prudenza. La Borsa ha impattato anche sulla nostra capacità di rispettare i meccanismi di marginazione delle garanzie contenuti nel contratto di finanziamento stipulato per sostenere l'ultimo aumento di capitale, e nei contratti di total return swap sui titoli ibridi Fresh sottoscritti nel 2008, costringendoci a portare a conto economico la minusvalenza implicita. Al netto di queste poste, la Fondazione avrebbe avuto un risultato d'esercizio positivo per circa 49 milioni.
E invece dovete fare i conti con la mancanza di dividendi da parte della banca e con l'onere del debito residuo che è di circa 20 milioni all'anno: quali sono le prospettive?
In base agli accordi presi con i creditori, la cui garanzia è il 33,5% di Mps dato in pegno senza marginazioni, la Fondazione può destinare all'attività istituzionale 125 milioni nel triennio 2012-2014. Questi soldi dovranno bastare per gli impegni vecchi e per quelli nuovi. L'obiettivo deve essere comunque di chiudere l'indebitamento il prima possibile.

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