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Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2012 alle ore 10:46.

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Daniel Day-Lewis in una scena delfilm "Il petroliere" (Afp)Daniel Day-Lewis in una scena delfilm "Il petroliere" (Afp)

Rischio di ripercussione su acqua e ambiente
Tecniche non esenti da critiche da parte degli ambientalisti. La fratturazione idraulica - che sfrutta la pressione dell'acqua per creare una spaccatura nella roccia e che viene solitamente effettuata dopo una trivellazione orizzontale - è sotto osservazione per i rischi di contaminazione chimica delle acque del sottosuolo e dell'aria.
E poi c'è il tema dell'acqua, essenziale per la produzione di energia: nella generazione elettrica; nell'estrazione, trasporto e lavorazione di petrolio, gas e carbone; e, in misura crescente, nell'irrigazione delle colture destinate alla produzione di biocarburanti. «Si stima che i prelievi di acqua per la produzione di energia siano stati pari a 583 miliardi di metri cubi nel 2010», allarma l'Aie. Di questi 58 miliardi di mc, «il consumo di acqua - vale a dire il volume prelevato ma non restituito alla sua fonte - ammontava a 66 miliardi di mc» . Lungo l'orizzonte di proiezione, «l'aumento atteso del consumo di acqua dell'85% riflette la transizione verso una generazione elettrica a maggior consumo di acqua e la crescente produzione di biocarburanti».

Dove andrà il prezzo del petrolio?
Il prezzo del petrolio, sempre secondo l'Aie, crescerà moderatamente in concomitanza con la domanda. Il greggio arriverà a circa 125 dollari al barile in termini reali (al netto dell'inflazione) nel 2035, dai circa 108 dollari registrati attualmente.

Le incognite, però restano. Del resto il petrolio ha già abitutato gli investitori a violente escursioni nel prezzo. Dopo aver raggiunto il picco storico a 147 dollari al barile nel luglio del 2008 è crollato nel 2009 in area 50 dollari per poi ritornare nel 2012 intorno a quota 100 (con il Brent londinese a 108,7 dollari e il Wti di New York a 85).

La posizione di indipendenza energetica verso cui si proiettano gli Stati Uniti potrebbe cambiare gli attuali equilibri con i Paesi dell'Opec (l'Organizzazione dei produttori del petrolio fondata nel 1960 per porre un freno al predominio delle aziende anglo-americane, allora conosciute come le "sette sorelle"). Ed è questa una delle più grandi incognite che si pone sul fronte energetico negli anni a venire.

Da svariati anni, in particolare da quando gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita hanno raggiunto un accordo dando vita alla United States-Saudi Arabian joint economic commission (Jecor) c'è una sorta di tregua. Un compromesso nella produzione del petrolio in modo tale da regolare domanda e offerta ed evitare repentini aumenti dei prezzi. Questo anche per evitare altri embarghi, come quello annunciato il 16 ottobre del 1973 quando l'Iran e i cinque Stati del Golfo Arabo, Arabia Saudita inclusa, annunciarono un aumento del 70% del prezzo del petrolio (mossa che seguiva la guerra dello Yom Kippur, la principale festività ebraica che ricorre il 6 ottobre quando Egitto e Siria sferrarono un attacco militare contro Israele).

L'embargo, poi "limato" con un aumento del prezzo tra il 5 e il 10%, terminò il 18 marzo 1974. Pochi mesi furono però sufficienti per causare effetti dirompenti: i prezzo del petrolio dell'Arabia Saudita schizzò oltre gli 8 dollari quando all'inizio del 1970 era a 1,4. Una lezione mai dimenticata.

Guerra delle valute
L'Aie non fa riferimento al tema valutario, strettamente collegato alle materie prime dato che il dollaro è oggi la valuta di riferimento utilizzato nello scambio di materie prime (oro, petrolio, ecc.) e assolve quindi alla implicitamente alla funzione di riserva di valuta mondiale. Se gli Stati Uniti raggiungeranno l'indipendenza energetica gli altri Paesi potranno scambiarsi più agevolmente il petrolio in altre valute? Il quesito è tornato alla ribalta negli ultimi mesi quando la Cina ha deciso di pagare in yuan le forniture di petrolio provenienti dalla Russia dopo che l'Iran nel 2010 ha aperto nell'isola di Kish una Borsa dove sono scambiati derivati sul petrolio in euro.

twitter.com/vitolops

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