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Questo articolo è stato pubblicato il 02 febbraio 2013 alle ore 09:57.

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La Consob e la finanza «dal basso»La Consob e la finanza «dal basso»

I due mondi si guardano con attenzione, ma anche con reciproca diffidenza. Ieri, nei saloni della Consob (la commissione di vigilanza sui mercati), la casta dei regulator e degli studi legali per un giorno è entrata in contatto con i protagonisti dei social network e del web. Obiettivo del seminario: trovare la giusta miscela di regolamentazione per affrontare, senza imbrigliarlo, il variegato mondo del crowdfunding (letteralmente: finanziamento dal basso, dalla "folla"). In poche parole, le collette promosse su internet per finanziare le più diverse iniziative. E più in particolare, per disciplinare il segmento del cosiddetto equity crowdfunding, con il quale sono offerte azioni sul web per favorire il decollo di startup innovative.

Lo contempla il recente "decreto crescita" del Governo che affida alla Consob di redigere entro il 19 marzo un regolamento ad hoc. Attualmente esiste in Italia soltanto un portale specializzato nelle offerte di azioni (Siamosoci.com, con 1200 progetti imprenditoriali e 1600 investitori) ma diversi altri progetti aspettano soltanto i regolamenti della Consob per presentarsi al mercato. Altrove il fenomeno è già effervescente. «Nei prossimi anni - ha detto Gianluca Dettori di Dpixel (venture capital advisory) - si stima che 500mila Ipo saranno finanziate dal crowdfunding in Usa». E anche in Italia, che vanta tradizionalmente una forte presenza di piccole e medie imprese, il crowdfunding può rappresentare un'opportunità. Soprattutto in un periodo, come l'attuale, di stretta creditizia.

I dati del fenomeno. Nel 2012 le 191 piattaforme Usa hanno raccolto 656 milioni di euro e le 181 europee 458 milioni. Ma nell'anno appena passato le stime indicano una forte accelerazione con il superamento, a livello globale, dei 2 miliardi di euro. In Italia il mercato sta muovendo i primi passi. I 16 portali attualmente attivi hanno veicolato progetti per complessivi 13 milioni, di cui l'88% approvati. Si tratta, in gran parte di iniziative riguardanti il social lending (i prestiti sociali) e, appunto, l'equity crowdfunding.

Le paure. La diffidenza dei regulator? Ad abbassare eccessivamente l'asticella della regolamentazione - sostengono - c'è il rischio di favorire truffe di ogni tipo. I dati affermano il contrario, si è replicato ieri dal fronte dal opposto. Lo scorso anno Kickstarter, il portale di crowfunding più famoso del pianeta, ha distribuito 300 milioni di dollari con una percentuale di frodi prossima allo zero. «Si vuole favorire la nascita di startup o di portali web?», ha chiesto polemicamente Leonardo Frigiolini, Ad della genovese Unicasim. È pericoloso - ha osservato - affidare quest'ultimi a soggetti diversi dagli intermediari tradizionali. Ad una società di intermediazione mobiliare viene richiesto di avere un collegio sindacale, una struttura di risk managment, di compliance, l'internal audit, revisori contabili, presidi per antiriciclaggio, l'organismo della 231.

Soggetti non regolamentati non dispongono di simili presìdi per gli investitori. «Occorre evitare due regole del gioco che possono far nascere arbitraggi». Ma è un abito che sta stretto al mondo di internet. «Nella finanza tradizionale - osserva un partecipante al dibattito - le regole servono per colmare le asimmetrie informative a danno dei piccoli investitori. Nel web, com'è facilmente verificabile nei diversi siti, i promotori delle offerte hanno tutto l'interesse a diffondere il maggior numero di informazioni sui loro progetti. Meno regole sono imposte dall'alto meglio è per tutti. «La "folla" sarà il giudice supremo delle diverse iniziative», sottolinea Domenico Navarra, associate chief technology officer della società di consulenza Scoa.

I vincoli del decreto sviluppo. Alla Consob spetta il compito di trovare un punto di incontro delle diverse spinte, spiega Maria Mazzarella, responsabile della divisione Strategie regolamentari della commissione. Gli ambiti della sua iniziativa sono quelli dettati dal "decreto crescita". A godere dei finanziamenti sui portali potranno essere soltanto le cosiddette "startup innovative". Debbono possedere stringenti requisiti in ordine alla forma societaria, età (non superiore a 4 anni), presenza di ricercatori o comunque operatività in settori innovativi. Lo Sato promette una drastica riduzione degli oneri fiscali ma impone, nel periodo di avvio, l'obbligo di non distribuire gli utili. E se nel frattempo vengono persi i requisiti? «Stiamo facendo ogni sforzo,per evitare che alla più piccola distrazione si debba scendere dal tram», rassicura Alessandro Fusacchia, consigliere del ministro Corrado Passera.

A gestire i portali potranno essere intermediari regolamentati ma anche soggetti nuovi regolamentati dalla Consob. Compito della commissione è poi quello di stabilire un set di standard informativi e regolamentari che dovranno accompagnare le offerte. In Italia proposte di investimento per un ammontare complessivo superiori a 5 milioni sono assoggettate alle norme sulla sollecitazione al risparmio. In pratica è obbligatorio redigere un prospetto informativo autorizzato dalla Consob. I valori delle offerte su web viaggia al di sotto di questi valori ma, nondimeno, è necessario imporre uno standard informativo minimo. Per mitigare il pericolo di iniziative senza un vero futuro, la legge impone poi di associare obbligatoriamente investitori istituzionali alle offerte proposte ai risparmiatori al dettaglio.

Le opzioni regolamentari

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