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Questo articolo è stato pubblicato il 24 settembre 2013 alle ore 08:34.

TOKYO - L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso oggi su livelli stazionari, con un impercettibile calo dello 0,07% a 14.732,61 punti in una sessione poco movimentata. Del resto i mercati azionari asiatici hanno manifestato oggi la tendenza a una certa debolezza, peraltro in sintonia con la direzione presa da Wall Street nelle ultime due sessioni. Il Nikkei ha dovuto vedersela con un rafforzamento dello yen sul dollaro sotto quota 99: una dinamica alla quale sembrano aver contribuito le più recenti dichiarazioni da parte di esponenti di primo piano della Federal Reserve.
Il presidente della Fed di New York William Dudley, per esempio, ha sottolineato che l'economia Usa appare ancora bisognosa di forti stimoli monetari. Del resto i dati preliminari sull'indice manifatturiero Pmi negli Usa sono parsi inferiori alle attese, a differenza di quelli arrivati dalla Cina e anche dall'Europa (oggi qualche nuovo lume arriverà da altri dati sulla fiducia dei consumatori e sui prezzi immobiliari americani). L'indice Hsbc Pmi cinese rilasciato ieri, in particolare, ha confermato la ripresa della seconda economia mondiale, con effetti di sostegno anche su alcuni mercati regionali (come quello australiano). Tuttavia vari analisti hanno evidenziato che il dato in sé non rappresenta una vera sorpresa in quanto erano stati già evidenti i segnali di recupero dell'economia di Pechino, che sono già stati sostanzialmente scontati dai mercati (salvo appunto quelli più sensibili al settore delle materie prime). Altri osservatori segnalano che sia le azioni Usa sia quelle nipponiche possono apparire "overbought", il che - in mancanza di novità - le espone a realizzi per la contemporanea presenza a breve termine della doppia minaccia proveniente da Washington (la battaglia al Congresso sul deficit e la possibilità sempre presente che la Fed non tardi troppo a iniziare il "tapering" dei suoi acquisti di bond.).
A Tokyo, tra i titoli in evidenza, spiccano quelli dei fornitori diretti o indiretti della Apple, come Murata, dopo la frenesia sui nuovi iPhone che ha investito il Sol levante anche in seguito alla decisione di Ntt Docomo (il principale gestore di telecomunicazioni) di iniziare a offrire i prodotti di Cupertino: il mercato giapponese ha contribuito in modo significativo al boom di vendite globali dei nuovi iPhone nei giorni del loro debutto sul mercato.
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