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Questo articolo è stato pubblicato il 27 gennaio 2014 alle ore 12:45.
L'ultima modifica è del 27 gennaio 2014 alle ore 15:11.

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Vincent Bolloré (Ansa)Vincent Bolloré (Ansa)

La Financiére de l'Odet «ha rispettato tutte le regole» quando ha costituito la sua partecipazione in Premafin e presenterà appello presso la Corte di Appello di Milano contro le sanzioni annunciate dalla Consob. Così un comunicato della holding di controllo del gruppo Bolloré, per commentare la delibera ha definito sanzioni amministrative per un totale 3 milioni di euro a carico di Vincent Bolloré e delle sue holding Financiere de l'Odet e Financiére du Perguet. Il finanziere ed industriale francese é stato inoltre interdetto per 18 mesi da cariche in società quotate italiane.

Come emerge dal Bollettino della Consob, la delibera riguarda le contestazioni mosse a Bolloré e alle sue società relative alle operazioni su titoli Premafin nel 2010. Vincent Bolloré avrebbe violato la normativa «per aver effettuato nel periodo 22 settembre - 22 ottobre 2010, tramite Financiere de l'Odet SA e Financiere du Perguet SAS, operazioni che hanno fissato il prezzo delle azioni Premafin a un livello artificiale e hanno conseguentemente fornito indicazioni false e fuorvianti in merito al suddetto prezzo». Lo si legge nel Bollettino di Consob, che ritiene «sulla base delle risultanze istruttorie, definitivamente accertata la violazione» da parte di Bolloré dell'articolo 187-ter del D. Lgs. n. 58/1998.

Il Bollettino di Consob ricostruisce e analizza la vicenda: «Per quanto attiene alla gravità soggettiva della violazione, la condotta posta in essere dal Sig. Vincent Bolloré é da qualificarsi come dolosa», scrive Consob nella delibera. I riflettori della Commissione si sono puntati sui forti acquisti su Premafin compiuti dal finanziere francese nell'autunno del 2010, che si configurano come una manipolazione del titolo, balzato di quasi il 26% nell'arco di un mese. In quel periodo «il prezzo saliva e si stabilizzava intorno al livello di 1 Euro sia a causa della pressione in acquisto prodotta dal Sig. Vincent Bolloré, sia a seguito dell'attenzione prodotta nei partecipanti al mercato dalla divulgazione delle notizie relative ai superamenti delle soglie di partecipazione», indica Consob.

Gli intensi acquisti in Borsa si intrecciavano con una fitta serie di incontri di Bolloré con i protagonisti della vicenda Premafin, in primo luogo la famiglia Ligresti, che hanno poi portato all'accordo di massima con Groupama, che avrebbe dovuto dare al gruppo Ligresti il più che mai necessario ossigeno finanziario. Bolloré «era consapevole delle difficoltà finanziarie ed economiche del gruppo Ligresti e della sua necessità di reperire risorse finanziarie», avendo «un posizione di rilievo nel sistema di relazioni finanziarie incentrato» su Mediobanca, così come era a conoscenza della volontà di Groupama di crescere in Italia. Il finanziere francese, ha avuto un ruolo «centrale, propositivo e propulsivo» - sottolinea Consob - nell'accordo annunciato tra Groupama e i Ligresti il 29 ottobre 2010 che avrebbe dovuto portare all'ingresso della compagnia assicurativa francese tramite un aumento di capitale nella holding di controllo di Fondiaria Sai.

Dopo i primi acquisti nell'ottobre 2009, il finanziere francese si era portato all'1,99% di Premafin nell'agosto 2010 e poi in autunno - in un crescendo mediatico - aveva rapidamente superato prima la soglia del 2% e poi raggiunto il 5%. Tra il 22 settembre e 22 ottobre 2010 - si legge nella delibera della Consob - Bolloré ha acquistato, tramite Financiere de l'Odet e Financiere du Perguet, il 3,04% del capitale Premafin «e al 66% del totale delle azioni scambiate in quel periodo, operando in 19 giorni su 23, «su uno strumento finanziario la cui negoziazione era caratterizzata da un mercato non liquido». Il bollettino sottolinea «l'impatto che la manipolazione in esame ha avuto sulla variazione del corso di mercato del titolo, tenuto conto che il prezzo ufficiale delle azioni Premafin é aumentato del 25,96%, da 0,8006 euro il 21 settembre 2010 a 1,0084 euro il 22 ottobre 2010, a fronte di un incremento dell'indice FTSE Italia All-Share del 3,68%». Ed é tra l'altro a 1,1 euro per azione che avrebbe dovuto svolgersi l'aumento di capitale di Premafin riservato a Groupama che avrebbe permesso l'entrata in forze della compagnia francese nella holding di controllo di Fondiaria-Sai, allora il secondo gruppo assicurativo italiano.

Il documento tiene anche conto delle posizioni professionali di grande rilievo ricoperte da Bolloré, che oltre ad essere a capo del gruppo di famiglia, all'epoca era anche membro del cda e del consiglio esecutivo di Mediobanca ed era vice-presidente di Generali. Il Bollettino - in cui vi sono diversi omissis - non cita mai esplicitamente i nomi né delle persone incontrate da Bolloré, né delle società coinvolte che non siano quelle del gruppo Ligresti o dello stesso finanziere francese. Nella fitta serie di incontri, intrattenuti fin dall'estate del 2010, sia a Milano sia a Parigi riconducibili alla vicenda Premafin, c'e anche quello del 28 ottobre, quando Bolloré, dopo avere partecipato al cda di Mediobanca (in cui sedevano all'epoca anche Jonella Ligresti e il numero uno di Groupama Jean Azema), non aveva preso parte alla successiva assemblea dei soci di Piazzetta Cuccia «per presenziare all'intero incontro presso la sede» della banca nel cui ambito Groupama ha sottoposto ai Ligresti la proposta dell'accordo annunciato il giorno successivo. Accordo che non si é mai concretizzato, perché nel marzo 2011 Consob decretò la necessità di un'Opa a cascata sul gruppo assicurativo il che portò Groupama alla ritirata.

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