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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2014 alle ore 12:09.
L'ultima modifica è del 14 giugno 2014 alle ore 15:28.

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Su questo punto, resta molto scetticismo. Non è così semplice purtroppo. «Il credito bancario non è mai condizionato dalla disponibilità in bilancio di riserve in eccesso - spiega Andrea Terzi, professore di economia monetaria all'Università cattolica del Sacro Cuore e docente presso il Franklin College Switzerland -. Ogni banca ha accesso alla liquidità in ogni momento al costo opportunità fissato dalla Banca centrale».

Quindi, la disponibilità di un più fluido meccanismo di circolazione delle riserve interbancarie non pare sufficiente per poi spingere effettivamente gli istituti di credito a reimmettere denaro nell'economia reale, nonostante alle condizioni attuali sia più semplice coprire (con prestiti interbancari o riserve) a fine serata (mercato overnight, al costo sintesi del tasso Eonia) la fuoriuscita del prestito erogato (attivo per la banca) nel momento in cui il cliente che ha ricevuto il denaro (passivo per la banca) decide di movimentarlo.

Nemmeno se l'accesso ai prestiti agevolati Ltro è vincolato (nella misura del 7%) a quanti prestiti al settore produttivo (quindi mutui esclusi) sono stati effettuati dalle banche al 30 aprile 2014 (è questo che prevedono le due tranche di prestiti agevolati allo 0,25% previste a settembre e dicembre ) e a quelli che verranno erogati in seguito (tra marzo 2015 e giugno 2016, potranno trimestralmente prendere a prestito un ammontare pari a tre volte il flusso netto di nuovi prestiti)?

«Paradossalmente le banche che avranno più prestiti in attivo forse saranno quelle che avranno meno bisogno di ricorrere all'Ltro perché saranno già a posto con le riserve», aggiunge Terzi, che da poco ha pubblicato il libro "Salviamo l'Europa dall'austerità", edito da Vita & Pensiero. «La frammentazione del mercato interbancario sta gradualmente regredendo, ma rimane oggetto d'attenzione della Bce. Se l'azione avrà successo, sarà come aver slegato le gambe alle banche: che poi si mettano a camminare, a correre, o restino ferme, non dipenderà dalla Bce, ma dallo stato della domanda per consumi e investimenti che resta compressa dalla politica di rigore fiscale», spiega Terzi.

L'efficacia della trasmissione degli effetti della politica monetaria all'economia reale resta quindi tutta da decifrare. Anche perché, in fin dei conti, la Bce sta chiedendo alle banche (istituti privati che si muovono in un'ottica di profitto seguendo quindi una logica di business ciclico, ovvero prestano laddove vedono opportunità di guadagno e minori rischi e quindi prestano soprattutto quando l'economia sottostante "gira") di aumentare i prestiti in una fase in cui l'economia è ancora al palo. Un'economia che vede attori (imprese e famiglie) con rating deteriorati (e quindi maggiori probabilità di insolvenza) dagli effetti dell'ultima bolla del debito privato scoppiata nel 2008. C'è meno risparmio (e quindi meno propensione a spendere per le famiglie). Di conseguenza le aziende vendono meno. Il calo di fatturato spinge le imprese a ridurre la forza lavoro. Da questa spirale l'Eurozona (con oltre 18 milioni di disoccupati che superano i 25 nell'area a 27 Paesi) non è ancora uscita. Difficile che se ne esca quindi confidando che le banche (che guardano logicamente al profitto e quindi tendono ad aumentare i prestiti quando l'economia va bene, quindi in fase ciclica) svolgano una politica anticiclica.

Siamo in una fase delicata in cui chi ha i soldi non ne ha bisogno di altri e chi non li ha fa fatica ad ottenere prestiti perché si tratta di clienti considerati troppo rischiosi dalle banche che non sono chiamate a svolgere un'attività "sociale".

A questo punto siamo a un bivio: se il credito nei prossimi mesi ripartirà in modo convincente per effetto delle politiche di offerta di moneta della Bce vorrà dire che hanno ragione coloro che sostengono che quella attuale è una crisi di offerta. In caso contrario avrà ragione la sponda di chi guarda questa crisi come a un problema di domanda aggregata, ancora troppo distante dal potenziale del sistema produttivo. Una domanda che per ripartire avrebbe bisogno di stimoli anti-ciclici più forti di quelli che (convenzionali e non) sono contenuti nella cassetta degli attrezzi della Bce.

twitter.com/vitolops

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