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Questo articolo è stato pubblicato il 18 novembre 2014 alle ore 12:12.
L'ultima modifica è del 19 novembre 2014 alle ore 08:14.

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Non prendiamoci in giro. I mercati finanziari negli ultimi anni hanno corso a spron battuto perché le principali banche centrali del pianeta hanno aumentano in modo considerevole gli asset acquistando titoli privati e titoli di Stato come mai in precedenza. Lo dimostra questa tabella, da cui si evince che dal 2009 ad oggi la People’sBank of China ha raddoppiato gli asset portandoli 5.500 miliardi di dollari, la Federal Reserve li ha più che raddoppiati (da 2mila miliardi a 4.400), la Banca del Giappone ha fatto molto di più in termini percentuali (da 100 milioni a 1,3 miliardi), più o meno come la Banca di Inghilterra (da 200 milioni a 1,3 miliardi). La Bce, invece, ha primo immesso moneta (da 2.600 a 4mila miliardi di dollari nel periodo 2009-2012) per poi drenarla e ritornare a quota 2.600.

A parte il dietrofront della Bce, nel complesso sui mercati finanziari globali è arrivata una pioggia di miliardi che hanno alzato l’appetito al rischio, abbassato i rendimenti dei bond governativi spingendo gli investitori a puntare fiduciosi sulle azioni.

È chiaro che i mercati per continuare a salire hanno bisogno di altre munizioni da parte delle banche centrali, anche perché le quotazioni rispetto ai valori reali non sono certo a sconto in questa fase in cui Wall Street viaggia sui massimi storici. Ecco perché quando ieri il governatore della Bce Mario Draghi ha detto che tra le misure non convenzionali che la Bce potrebbe utilizzare per combattere la deflazione nei prossimi mesi c’è anche l’acquisto di titoli di Stato, le Borse europee hanno subito una brusca accelerazione e l’euro si è deprezzato nei confronti del dollaro. Segnale che se le politiche anti-deflazionistiche della Bce continueranno a svalutare l’euro, per i mercati potrebbero esserci nuovi spiragli. Sia per l’immissione di nuova moneta (attraverso l’acquisto di titoli di Stato) sia per l’effetto combinato di svalutazione sul cambio che questo comporterebbe.

Intanto il rialzo dei mercati prosegue anche nella giornata di oggi, corroborato dal rialzo a sorpresa dell’indice Zew tedesco.

A questo punto però piccoli e grandi risparmiatori si pongono una domanda: le parole di Draghi hanno cambiato il sentiment di mercato che, indubbiamente, nelle ultime settimane per quanto riguarda i listini europei era decisamente contrastato tanto che Piazza Affari ha azzerato i guadagni da inizio anno? Che scenario si apre per le Borse?

«Le parole di Draghi, come di solito è avvenuto in passato, sono state utili a rasserenare il mercato, almeno nel breve termine. Saranno comunque importanti gli annunci che il presidente farà nel meeting di dicembre dove dovrebbe dare maggiori dettali sui piani di acquisto - spiega Carmine Grimaldi, responsabile del servizio consulenza portafogli di Banca Federico del Vecchio (Gruppo Banca Etruria) -. Il Ftse Mib, pur nell'attuale fase di rialzo della volatilità ma all'interno di un trend dinamico positivo di medio termine, entro fine anno potrebbe arrivare a toccare i 20 mila punti, livello che rappresenta una prima resistenza anche dal punto di vista tecnico».

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