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Questo articolo è stato pubblicato il 13 dicembre 2014 alle ore 10:30.
L'ultima modifica è del 13 dicembre 2014 alle ore 10:45.

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Standard & Poor's ha tagliato il rating alle Generali portandolo da A- a BBB+ con l'outlook che è passato da negativo a stabile. La decisione ha stupito particolarmente il vertice della società poiché è il risultato della mera applicazione di un modello che non tiene conto del reale profilo finanziario della compagnia. Un profilo che, evidentemente, negli ultimi mesi non è mutato né è peggiorato, continua a valere A anche per la stessa agenzia. A cambiare, piuttosto, è stato il giudizio sul debito sovrano, ossia sull'Italia che giusto qualche giorno fa ha incassato un abbassamento del rating a BBB-. E questo è bastato per far scattare la revisione al ribasso del merito di credito delle Generali.

La mossa, evidentemente, è stata mal digerita dalle prime linee del gruppo. Ma non tanto perché colpisce la compagnia quanto piuttosto perché frutto di una logica che mette nel mirino l'intero sistema Italia.

Tanto che il ceo, Mario Greco, ha commentato così con Il Sole 24 Ore l'intervento dell'agenzia: «Lo trovo insensato. S&P non ha fatto un downgrade alle Generali, si è limitata ad applicare una sorta di comma 22 del rating. Un comma 22, però, che vale solo per l'Italia e in base al quale nessuna società può avere un giudizio di due notches superiore a quello del paese. È un'assurdità. Io mi aspetto che un'agenzia misuri la rischiosità di una società, cosa che qui non avviene perché ci si limita all'applicazione automatica di un modello».

Tanto più, fanno capire le Generali, se si tiene conto del pregresso. Pochi mesi fa, più o meno a marzo scorso, Standard & Poor's, dopo lunga analisi, decise infatti di confermare il rating alle Generali mantenendolo inalterato a livello A-. La scelta fu il risultato di un confronto serrato tra la compagnia e l'agenzia. Il faro a suo tempo acceso da S&P rispondeva a un cambio di practice su scala internazionale che imponeva l'esecuzione di uno stress test su tutti quei gruppi con merito di credito superiore a quello del paese di origine ed esposti sul mercato interno. Profilo che corrispondeva alle caratteristiche delle Generali. Di fatto si testò la resistenza della società a un possibile default dell'Italia. La risposta fu positiva, complice anche il fatto che le Generali misero nero su bianco una serie di misure che l'azienda era pronta ad attivare in caso di fallimento del paese. Leve che ancora oggi fanno parte di una sorta di «piano di mitigazione del rischio». All'epoca, però, l'outlook sul merito di credito venne mantenuto negativo. Ora, il taglio del giudizio all'Italia ha rimescolato le carte in tavola. Nel 2013, infatti, S&P ha implementato una modifica a livello globale dei suoi criteri di valutazione che, di fatto, ha come effetto quello di ancorare il rating delle Generali all'Italia stabilendo che non possono esserci più di due notches di differenza. Con l'abbassamento del giudizio al paese gli scalini erano diventati tre. E così, automaticamente, e in pochi giorni, Standard & Poor's ha deciso il riallineamento.

Questo, peraltro, pur sottolineando che il GCP (profilo di credito del gruppo) indicativo rimane immutato ad A. S&P continua infatti a vedere nelle Generali una società con un “profilo di business molto forte e un più che adeguato profilo di rischio finanziario”. D'altra parte, come ricorda la stessa compagnia, pur essendo una società con sede legale e forti radici in Italia, oltre il 70% del giro d'affari sono frutto del business che l'azienda genera all'estero. Non solo, a fine settembre l'indicatore di Solvency I, inclusa la cessione di Bsi, era pari al 169%. Senza dimenticare che, si sottolinea ancora dal gruppo, i target al 2015 legati al piano di turnaround sono di fatto già stati raggiunti, sia quando si parla di solidità patrimoniale sia quando si affronta il tema redditività. E questo si riflette anche nel giudizio che il mercato dà oggi al gruppo: quando Greco è arrivato a Trieste le raccomandazioni positive sul titolo erano appena il 21% di quelle totali mentre oggi sono il 45% e quelle negative sono scese dal 34 al 10%. Non a caso, si fa notare dal Leone, A.M. Best, agenzia di rating specializzata nel settore assicurativo, continua a mantenere immutato il proprio giudizio sulle Generali ad A. Tanto che l'outlook risulta essere stabile.

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