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Questo articolo è stato pubblicato il 23 febbraio 2014 alle ore 08:16.

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Riforme in casa in cambio di flessibilità e politiche espansive in Europa. Sarà questo il filo rosso su cui dovrà muoversi il governo per ridare al Paese una speranza di rilancio. Il Sole 24 Ore offre in questo senso un decalogo di interventi prioritari sui temi più urgenti dell'economia. Quasi tutti gli interventi proposti hanno già in sé la capacità di creare sviluppo aggiuntivo: si pensi alla riduzione del cuneo fiscale e più in generale alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro o al rilancio degli investimenti pubblici in infrastrutture immediatamente cantierabili o ancora al rilancio di investimenti privati in ricerca e innovazione mediante un allargamento dell'attuale, limitato credito di imposta. A maggior ragione questo sviluppo assume anche un significato qualitativo quando è diretto a settori finora trascurati dalla politica economica, come quello della cultura e dei beni artistici per cui riproponiamo il credito d'imposta e una forte detassazione delle sponsorizzazioni.
Altre proposte vogliono creare le condizioni necessarie per lo sviluppo di un terreno in cui le imprese possano crescere: le semplificazioni normative e procedurali, una drastica riforma della giustizia civile per abbattere i tempi di decisione, la detassazione del salario di produttività (anche per favorire le assunzioni), la riforma delle regole del mercato del lavoro rispetto all'arretramento della legge Fornero. In un momento drammatico di credit crunch come l'attuale una particolare importanza l'assumono quegli strumenti che servono a dare liquidità alle imprese: i fondi di garanzia per le Pmi, ma anche il completamento del pagamento degli arretrati dovuti dalla Pa alle imprese appaltatrici. Una misura che tanto più è prioritaria in quanto ristabilisce condizioni di equità sul profilo concorrenziale.
In altri casi, infine, le riforme proposte vanno incontro alle richieste europee o migliorano i nostri fondamentali cui la Ue presta tanta attenzione: in questo senso va la proposta di riduzione del debito, ma anche le misure per aggredire le inefficienze della pubblica amministrazione (mobilità obbligatoria) e le riforme istituzionali per rendere più efficiente il processo decisionale pubblico soprattutto nel rapporto fra centro e periferia (riforma del titolo V).
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CUNEO FISCALE
Taglio alle tasse da 8-10 miliardi
La proposta
Al primo punto dell'agenda del nuovo governo va inserito un intervento che avvii una robusta riduzione del prelievo fiscale e contributivo sul lavoro, magna pars di un piano di taglio della pressione fiscale per 8/10 miliardi. Cuneo fiscale in primissimo piano dunque, attraverso un mix di misure da realizzare con una pluralità di misure, così da ridurre il total tax rate: intervento diretto sull'Irap e sugli oneri sociali cui affiancare l'aumento delle detrazioni Irpef sui redditi fino a 25mila euro. Ma anche incentivi alla capitalizzazione delle imprese e al riordino delle agevolazioni fiscali, come previsto dalla delega fiscale anche con riferimento agli altri punti qualificanti del provvedimento (riordino delle sanzioni, nuova disciplina sull'abuso del diritto, riforma del catasto).
Gli strumenti normativi
Un decreto subito. Poi si potrà agire con la rapida attuazione dei decreti legislativi attuativi della delega fiscale, in parte attraverso appositi ddl cui dare una corsia preferenziale. Le coperture andranno individuate per 5-6 miliardi dalla spending review, mentre altri 3 miliardi potranno essere recuperati nella minore spesa per interessi già indicata dal governo Letta.
I numeri
Con la pressione fiscale oltre il 44% del Pil, l'urgenza è intervenire sul prelievo che grava sulle imprese: il total tax rate, al 68,5% secondo le più recenti stime della Banca mondiale e dell'Ocse.
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8-10 miliardi
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IMPRESA, RICERCA, ENERGIA
Bolletta più leggera e bonus R&S esteso
La proposta
Un intervento strutturale per sostenere l'attività di ricerca può favorire nuovi investimenti e posti di lavoro in settori altamente qualificati. Prevedere interventi mirati per l'internazionalizzazione, anche mediante incentivi a chi utilizza i canali elettronici, per le imprese del manifatturiero che puntano sui mercati più promettenti. Per l'energia va superato il gap di costo di quasi il 30% rispetto ai principali competitor accompagnando interventi di settore al completamento del mercato interno dell'energia anche attraverso l'accelerazione di investimenti in infrastrutture di rete.

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