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Questo articolo è stato pubblicato il 18 agosto 2012 alle ore 16:11.

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Il lettori Cd Sony CDP 101Il lettori Cd Sony CDP 101

La rivoluzione della musica digitale ha compiuto trenta anni, tre decadi dove la tecnologia ha fatto enormi progressi e ormai i dischi, i supporti fisici, in questa era di memorie solide, storage clude e file multimeediali fanno quasi sorridere. Il compact disc nasceva, infatti, nel 1982 con le anteprime di marzo dei due primi lettori realizzati dai creatori dello standard: il Philips Cd 100 e il Sony Cdp-101, che vennero poi commercializzati a partire dal 31 agosto. Il «Compact disc digital audio» ha un'età matura, da pensionamento, e pare tanto più anziano quanto più si ripercorre la storia recente nelle tecnologie: il pc, quello Ibm, aveva appena un anno, il web era di là da venire e il mondo era analogico.

La musica si ascoltava bene, talvolta benissimo, anzi in modo spesso superbo, con i giradischi e mediamente male, salvo rari e costosissimi casi, con le cassette. Il cd proponeva due innovazioni di enorme portata: la lettura ottica (raggio laser) e la digitalizzazione della musica. E questo dal punto di vista pratico voleva dire pulizia del suono, fruscio quasi nullo, gamma dinamica mozzafiato, distorsione praticamente annullata. Il cd introduceva una straordinaria praticità: accesso diretto ai brani e l'ascolto continuo di un album senza doverlo girare.

Già perché il cd sosteneva al massimo grado il concetto di opera musicale in forma di disco, concetto ai giorni nostri minacciato da un consumo tagliato sul singolo brano, in formato compresso (tipo Mp3), facile da gestire e distribuire, ma meno raffinato dal punto di vista sonoro. Tuttavia il cd non convinse subito gli "audiofili" più raffinati, che lo tacciavano di produrre un suono freddo e sgradevole rispetto a quello offerto dai migliori giradischi analogici. Il rilievo era senz'altro vero e va detto anche che il primo lettore Sony, molto simile per impostazione meccanica e funzioni a un «giraciddì» dei giorni nostri, era acusticamente meno raffinato e preciso del più scarno Philips.

Ma che cosa vuol dire audio digitale? Significa che il "suono" è rappresentato da una sequenza di bit. I solchi del vinile sono invece l'esatta trasposizione - per analogia - meccanica dell'onda acustica captata dal microfono in sala di registrazione. Nel cd la sequenza di bit è incisa in una spirale, dal centro verso l'esterno, costituita da un alternarsi di fossette (pit e land) che riflettendo o meno il raggio del laser costituiscono il codice numerico sotto forma di 1 e O. Per digitalizzare la musica si compiono due operazioni di "discretizzazione": campionamento e quantizzazione. La prima rileva l'ampiezza di un segnale istante per istante, la seconda converte ogni impulso in un codice binario. Il cd audio utilizza la codifica Pcm (Pulse code modulation), è lineare e non compressa: offre alta qualità, fu inventata da Alec Reeves nel 1937 e sperimentata negli anni 60 dalla radiotelevisione giapponese Nhk, La base teorica del cd audio si fonda su studi (metà 800) del matematico Augustin-Louis Cauchy e soprattutto sui lavori di Harry Nyquist e di Claude Shannon, padre della teoria dell'informazione, che diedero origine al fondamentale teorema del campionamento dei segnali. Il cd nacque con un patto tra Philips e Sony: la casa olandese mise a disposizione le tecniche di registrazione su supporto ottico a lettura laser ideate nel 1969 dal Klass Compaan e da Piet Kramer nei laboratori della Philips, concetti che diedero origine al videodisco laser e (analogico) e al Compact disc, il cui primo prototipo sperimentale (a 14 bit) fu presentato nel 1979. Sony, invece, stava lavorando dal 1977 insieme a Mitsubishi e Hitachi al formato Dad (Digital audio disc), che prevedeva dischi ottici da 33 cm e 16 bit di risoluzione.

Alla fine fu scelto un diametro di 12 centimetri concepito da Philips, lo stesso che fu ereditato dai Dvd e dai dischi ottici a laser blu Blu-Ray che rappresenta la massima evoluzione delle memorie ottiche di massa in un percorso evolutivo che ormai sembra segnato. Già, perché il cd non ha cambiato solo la musica ma la sua allora notevole capacità di memorizzazione (640Mb) ha acceso una scintilla di straordinaria importanza nella storia della società dell'informazione, ma adesso basta una memoria da pochi euro, due grammi e qualche Gigabyte per avere nel nostro smartphone ore e ora di musica e poi ci sono gli store (primo fra tutti iTunes di apple che con iPod ha rivoluzionato la muisca in digitale) lo streming e Youtube e il cloud, cosi non serve neppure possedere i brani. Basta ascoltarli online, fantastico, meraviglioso, ma qualcuno rimpiange ancora i vecchi e strepitosamente ben suonanti vinili e ora potrebbe avere nostalgia di quando per ascolare una canzone si apriva il vassoio del cd player e si alzava il volume dell'amplificatore.

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