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Questo articolo è stato pubblicato il 02 marzo 2013 alle ore 14:44.

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Come funziona Google? Il motore di ricerca spiega alcuni passaggi essenziali di una complessa macchina capace di organizzare l'informazione sul web. E racconta un percorso attraverso un'infografica. Da mesi è impegnato nell'apertura di una finestra per mostrare agli utenti meccanismi e frontiere dell'esplorazione di internet.

Google rivela di scandagliare 30mila miliardi di pagine sul web, collegate da una fitta ragnatela di link. È come un'immensa fotografia scattata in tempo reale. Alcuni siti online possono decidere di non essere inclusi nell'indagine del motore di ricerca impegnato a scoprire confini in continua trasformazione.

La mente digitale per condurre l'esplorazione è l'algoritmo PageRank progettato da Larry Page e Sergey Brin quando erano all'università di Stanford nella seconda metà degli anni Novanta: a ispirarlo fu anche un italiano, Massimo Marchiori. Poi nel corso del tempo l'algoritmo ha continuato l'evoluzione con aggiornamenti come Panda per valutare la qualità dei risultati o Caffeine che ha permesso di avere una mappa quasi in diretta del web.

Google ha costruito un indice superiore a 100 milioni di Gigabyte. Semplificando, in seguito assegna un punteggio (ranking) alle pagine attraverso la valutazione di 200 fattori, come ad esempio la data di pubblicazione o la qualità. I cambiamenti sono continui: circa 500 miglioramenti vengono introdotti ogni anno e migliaia di test consentono di capire l'efficacia delle modifiche. È il ranking a influenzare l'ordine che appare nella pagina dei risultati dopo una ricerca, visualizzata in media in un ottavo di secondo e adattata anche ai differenti formati dei dispositivi mobili. Le informazioni sono organizzate attraverso il Knowledge Graph che può ricostruire schede sintetiche in grado di fornire il contesto delle parole, oppure diventano accessibili mediante la ricerca vocale.

Fin dalla nascita Google ha affrontato il problema di dover evitare lo spam e ha elaborato procedure di intelligenza artificiale che permettono di identificare le pagine spazzatura. Restano territori su internet dove non può arrivare. Per insegnare agli utenti come aggirare gli ostacoli ha varato anche i corsi di Power Searching.

La Germania e Google. Il Bundestag, il parlamento tedesco, ha approvato la cosiddetta 'lex Google', che per difendere gli introiti degli editori impone ai motori di ricerca on-line e agli aggregatori di notizie il pagamento di una tassa di licenza per la pubblicazione dei contenuti editoriali sui rispettivi siti.

Con la legge, voluta e votata dalla maggioranza di centrodestra pur con qualche defezione, in particolare dei deputati più giovani, il Bundestag estende anche all'editore la tutela del diritto d'autore.

Nella versione definitiva della legge è stato tuttavia inserito un passaggio che permetterà la pubblicazione di singole parole o di parti ridotte dei testi. E che secondo i critici toglie efficacia alla stessa normativa, cui hanno votato 'no' le opposizioni di centrosinistra.
Per tentare di bloccare l'approvazione della legge il motore di ricerca Google aveva organizzato un'imponente campagna on-line, che però non ha suscitato il movimento d'opinione sperato. A manifestare contro l'approvazione davanti al Bundestag, oggi si sono ritrovate solo una ventina di persone, riporta la stampa locale.

La posizione del gigante di Mountain View sulla questione era stata ben sintetizzata da un'efficace similitudine: imporre ai motori di ricerca una tassa sul traffico internet generato verso le case editrici è come se un ristorante chiedesse un contributo al taxi che gli porta i clienti.

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