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Questo articolo è stato pubblicato il 11 marzo 2011 alle ore 06:41.

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MONZA
È l'Europa dell'Est «la Cina-vicina». Gioca con le parole Roberto Nicastro, dg di Unicredit, che ha invitato all'autodromo 500 imprenditori lombardi per discutere delle opportunità di business in quattro paesi, Russia, Polonia, Turchia e Romania, in cui la banca è presente in modo massiccio.
Se «i motori della domanda interna demografia, redistribuzione del reddito e spesa per infrastrutture, sono fermi, l'export resta l'unica spinta alla crescita». Perciò Mario Barzaghi fondatore della Effebiquattro (porte in legno), dopo l'esperienza «molto positiva in Russia», è venuto a sentire quali opportunità ci sono in Turchia e Romania dove non esporta ancora. «Con il mercato interno piatto l'export sta assumendo sempre più peso sul fatturato. Nel 2010 abbiamo ottenuto all'estero il 38% dei nostri 28 milioni di ricavi, 10 punti in più rispetto a due anni prima. Quest'anno contiamo di avvicinarci al 45%».
Chi invece è ai primi passi è Grazia de Martino, titolare della Artech di Lissone. «Siamo una piccola impresa – spiega – e la Russia è la nostra prima esperienza all'estero. Abbiamo appena firmato la seconda fornitura di arredamenti di design per case di lusso. La crisi ha solo accelerato un processo che avevamo già avviato». Comunque un'apertura cauta. «Andiamo avanti, ma un paese per volta. Servono investimenti e i risultati non sono immediati» afferma confortata dal consulente che l'accompagna.
Alla crescita ad Est guarda anche Costantino Vaia, direttore generale del Consorzio Casalasco del pomodoro (gruppo Boschi, 200 milioni di fatturato, 60% all'estero) che nel 2007 ha rilevato da Parmalat il marchio Pomì. «In Russia abbiamo un posizionamento di alta gamma. È un mercato che può crescere ancora molto. I "nuovi ricchi" sono il nostro target, come in Cina dove abbiamo fatto una missione esplorativa la settimana scorsa». Vaia spera di avere in Cina lo stesso successo ottenuto negli Usa dove «partendo da zero, abbiamo fatturato 7 milioni di dollari in un anno». La ricetta? «Legare un prodotto povero come il pomodoro ad uno stile di vita e al made in Italy. Ma servono persone pronte a cogliere i cambiamenti del mercato».
All'iniziativa promossa dal consiglio di territorio Milano-Brianza di Unicredit c'è anche chi come Giorgio Plebani di Bergamo, cerca un partner italiano per esportare bottoni in Romania Non ha trovato nessuno ma non demorde: «Farò la valiga è andrò di persona».
Dalla Polonia, invece, è partito nel 1999 Silvano Melegari, a.d. della Arix di Viadana (Mn) per vendere prodotti per la pulizia della casa «ad un mercato di 250 milioni di persone con potenzialità inespresse». Oggi fattura 8 milioni di euro che si aggiungono ai 51 realizzati in Italia. «Vendiamo la metà della produzione polacca negli altri paesi dell'Est». Prossime tappe? «Nord Europa e Cina dove a Shangai abbiamo appena acquisito la filiale di una concorrente italiana che era già lì. Sarà la piattaforma per tutto il Far East. Sa, facciamo spugnette e solo a Shangai sono 20 milioni di abitanti...».
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