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Questo articolo è stato pubblicato il 12 maggio 2011 alle ore 06:39.

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MILANO
Via al percorso che conduce alla nascita di una Federazione che riunisca le varie anime della filiera fieristica. Se tutto andrà bene e se gli interessi degli aderenti collimeranno già entro luglio potrebbe nascere una Federazione, che potrebbe aderire a Confindustria e comprende sia gli organizzatori sia le società fieristiche e alcune categorie dell'indotto.
Dopo mesi di colloqui le giunte di Cfi (il Comitato fiere industria che organizza le maggiori fiere internazionali dell'industria) e Aefi (Associazione esposizioni e fiere italiane che rappresenta gli interessi del sistema fieristico) hanno dato semaforo verde al tavolo di discussione che dovrebbe coinvolgere anche altri anelli del business. Cfi preferisce parlare di "nuova rappresentanza" della filiera (vedi intervista a fianco) e non di Federazione, almeno per ora. L'obiettivo finale però è quello di arrivare a una "razionalizzazione" del calendario fieristico che eviti le cosiddette fiere-fotocopia che hanno l'effetto di creare confusione e disorientare i buyer. Inoltre la Federazione avrebbe maggiore autorevolezza al tavolo ministeriale interrotto dopo le dimissioni del vice ministro D'Urso. Creare insomma una sorta di Auma italiana: quella tedesca rappresenta le fiere (col placet governativo) e ne gestisce ruolo e calendario.
Prima della crisi, in Italia si svolgevano un migliaio di manifestazioni con 20 milioni di operatori e un giro d'affari di 20 miliardi. Insomma un grande motore per l'economia italiana e le Pmi. Nel 2010 la recessione ha segnato le fiere ma senza compromettere nulla: già nel primo trimestre del 2011, secondo i dati di Cfi, il numero degli espositori e dei visitatori professionali è cresciuto tra il 5 il 6%, e le aree espositive del 3%.
Coro di consensi all'ipotesi della Federazione fieristica, con i membri dell'Aefi in pole position. «Auspico – sostiene Armando Campagnoli, consigliere delegato di BolognaFiere – che si arrivi a una Federazione, meglio se aderente a Confindustria. E spero che ne faccia parte anche Milano, a cui non si può negare di realizzare il piano industriale. Noi e altri quartieri però siamo i punti di riferimento di importanti distretti industriali». E la prudenza di Cfi? «É comprensibile – conclude Campagnoli – ma oggi la divisione di ruolo tra quartieri e organizzatori si attenua sempre di più. Bisogna andare oltre».
Per il presidente dell'Ente Fiera di Genova, Paolo Lombardi, «la nascita della Federazione sarebbe un grande giorno. Il mondo è globale ed è quindi necessario dotarsi di una rappresentanza moderna e al passo con i tempi».
Sulla stessa scia Vito Artioli, presidente dei calzaturieri italiani e membro di giunta della Cfi: «Un grande sì al tavolo di regia – annuncia l'imprenditore – i particolarismi regionali non ci interessano: tutti non possono fare tutto. Sui mercati ci confrontiamo con entità uniche come la Cina: abbiamo quindi bisogno di chiarezza e unità d'intenti, ciascuno con le sue peculiarità. Circa 16 anni fa contribuii a portare il Micam da Bologna a Milano che ha una tradizione calzaturiera. Da allora siamo diventati il punto di riferimento mondiale, riducendo Dusseldorf a una fiera regionale».
E la posizione di Fiera Milano, uscita da Aefi in novembre? «In giugno – osserva pacatamente l'ad Enrico Pazzali – abbiamo un meeting con Aefi: siamo disposti a parlare e riflettere su cose concrete e sostenibili. Siamo interessati anche al tema del fare sistema, ma non a prendere in considerazione ipotesi che possano in qualche modo limitare la concorrenza».
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