Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 15 giugno 2011 alle ore 06:42.

My24


BOLOGNA. Dal nostro inviato
Ieri, all'Alma Mater Graduate School di Bologna, è avvenuto il passaggio di consegne fra Anna Maria Artoni, che ha guidato Confindustria Emilia Romagna negli ultimi sei anni, e il nuovo presidente Gaetano Maccaferri.
«Maccaferri avrà un percorso non in discesa. Ma sono sicura che farà un ottimo lavoro», ha detto lei nel corso della presentazione dell'indagine sugli investimenti delle imprese industriali emiliano-romagnole. Lui ha replicato: «Fra le buone eredità della gestione della Artoni, c'è un rapporto costruttivo con la Regione, ottenuto anche grazie alla sua autorevolezza». In ogni caso, il sistema imprenditoriale regionale, che costituisce una delle basi produttive principali del manifatturiero italiano, è sottoposto a più di una pressione.
Per esempio, dalla rilevazione presentata ieri, il processo di internazionalizzazione sembra avere diminuito, anche se di poco, la sua spinta. Per quest'anno gli investimenti produttivi all'estero sono giudicati uguali dal 73,8% degli imprenditori e inferiori dal 4%, anche se il 22,2% ne annuncia l'aumento. Sempre all'estero il 3,6% ha intenzione di incrementare gli investimenti commerciali, la stessa percentuale di diminuirli e il 92,7% di lasciarli identici. Invece, appaiono in via di consolidamento se non di ripresa gli investimenti interni alla vita della fabbrica: il 41,2% degli imprenditori prevede di spendere di più per le linee di produzione, mentre il 42,4% pensa di mantenere inalterato il livello di spesa del 2010. Interessante anche l'intensificazione sulla Ricerca e Sviluppo, in aumento nel caso del 34,1% degli imprenditori e mantenuta identica dal 59,4 per cento. Quest'anno, fra i fattori di ostacolo alla realizzazione degli investimenti previsti, si annoverano nel 40,5% dei casi l'insufficienza della domanda attesa, nel 29,5% la difficoltà a reperire risorse finanziarie e nel 23,3% le complessità amministrative e burocratiche.
Questo quadro locale va inserito in un contesto più nazionale, che ieri è stato descritto e commentato da analisti (Luca Paolazzi, direttore dell'ufficio studi di Confindustria), amministratori (Vasco Errani), imprenditori (Nerio Alessandri di Technogym e Andrea Chiesi del Chiesi Group), manager (Andrea Guerra di Luxottica), un banchiere come Corrado Passera (ceo di Intesa Sanpaolo) e da Vincenzo Boccia, presidente di Piccola Industria.
«Nonostante la crisi profonda - dice Boccia - il capitalismo italiano deve continuare il suo percorso evolutivo. Le piccole aziende devono diventare medie. E, nonostante le difficoltà, dobbiamo continuare nella mutazione della cultura dei produttori in cultura degli imprenditori, puntando a migliorare ogni funzione aziendale». Difficoltà che, però, restano rilevanti. E che rischiano di frustrare ogni salto evolutivo. «Ci sono tali vincoli burocratici e giuslavoristici - ha detto Passera - che spesso è complicato per l'imprenditore compiere salti dimensionali». Un elemento, quello del contesto in cui operare, che è stato ripreso anche da Guerra: «I nostri tecnici cinesi che vogliono venire in Italia impiegano sei mesi per avere il visto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shopping24

Dai nostri archivi