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Questo articolo è stato pubblicato il 25 giugno 2011 alle ore 09:13.

ROMA - In arrivo una tassa sulle transazioni finanziarie per far rivivere negli anni duemila il vecchio "fissato-bollato" di una volta applicato ai contratti di borsa. Mentre tra le deleghe fiscali è previsto l'arrivo di una nuova imposta unica sui servizi. E sul fronte dell'assistenza prende corpo l'ipotesi di introdurre il "bonus figli", magari in cambio di sconti fiscali. Si rafforza poi l'idea di un'armonizzazione delle rendite finanziare con un'aliquota unica al 20% ma con una misura di salvaguradia sui rendimenti dei fondi pensione. Si arrichisce così il menù della riforma fiscale e previdenziale che l'esecutivo porterà giovedì a Palazzo Chigi come disegno di legge collegato alla nuova manovra economica e che presto i tecnici dell'Economia consegneranno al ministro Giulio Tremonti per le scelte definitive.

La tassa sulle transazioni
I tecnici stanno definendo gli ultimi dettagli ma nelle intenzioni del ministro dell'Economia c'è quella di introdurre un'imposta di bollo in misura proporzionale su tutte le transazioni che avvengono nei mercati finanziari e su contratti come i derivati.

L'imposta sui servizi
La nuova imposta sui servizi risponde ad almeno uno dei tre principi su cui poggia la riforma fiscale cui sta lavorando il ministro Tremonti: «dal complesso al semplice». Stando alle ipotesi allo studio dei tecnici di Via XX Settembre la riforma dell'imposizione sui servizi dovrebbe razionalizzare in un solo prelievo un nutrito pacchetto di imposte indirette. Almeno otto imposte potrebbero così dire addio al sistema tributario e confluire nella nuova obbligazione fiscale: l'imposta di registro; quelle ipotecarie e catastali, l'imposta di bollo, la tassa sulle concessioni governative, quella sui contratti di borsa, sulle assicurazioni e sugli intrattenimenti. L'ipotesi di arrivare ad un'imposta unica sui servizi era stata prospettatta peraltro al momento di varare la legge delega sul federalismo fiscale.

Continuerà invece a splendere di luce propria la regina delle imposte indirette: l'Iva. Inizialmente messa sotto osservazione dell'Economia per possibili aumenti necessari a finanziare il taglio delle aliquote Irpef, sarà una delle cinque imposte su cui poggerà il fisco del futuro (Irpef, Ires, Irap e Imposta sui servizi le altre quattro sorelle).

Sull'Iva nel testo della delega sarà ribadito l'altro principio portante della riforma «il graduale spostamento del prelievo dall'imposizione diretta» a quella indiretta (peraltro già annunciata nel «Programma nazionale di riforme» inviato a Bruxelles), ma non l'indicazione su come agire. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi non ha nascosto finora le sue perplessità sul prospettato aumento delle aliquote Iva del 10 e 20%, peraltro smentito dal ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani. Il punto di incontro tra chi vede negli aumenti un pericolo effetto sui consumi L'ipotesi finale potrebbe essere quella di elevare il prelievo solo sui beni di lusso.

Bonus figli
Dal tavolo della riforma fiscale chiamato a studiare le sovrapposizioni tra stato sociale e stato sociale, coordinato da Mauro Marè, sarebbero giunte le indicazioni chieste da Tremonti per far toccare con mano ai contribuneti più bisognosi il sostegno dello Stato. In sostanza le detrazioni oggi concesse dal fisco a oltre 12,8 milioni di contribuenti per familiari a carico e che costano all'Erario più di 11,6 milioni di euro potrebbero esere in parte trasformate in assegni (dunque in soldi concreti rispetto a una voce della dichiarazione dei redditi o del Cud) da 4.5 mila euro annui da cosegnare nelle mani delle famiglie con figli a carico e con redditi più bassi.

Le rendite finanziarie
Sarà anticipata con ogni probabilità al 2012 la prospettata armonizzazione delle rendite finanziarie. Il maggior gettito atteso dall'aliquota unica al 20% si colloca attorno a 1,5 miliardi. Si punta ad uniformare tutti i redditi di capitale al 20% ma studiando una percentuale ad hoc e più contenuta per i rendimenti dei fondi pensione. Forme di risparmio che scontano una tassazione ridotta all'11% e con l'armonizzazione al 20% rischierebbero di subire una forte penalizzazione.

L'esclusione dei titoli di Stato riduce evidentemente l'ammontare del possibile gettito. I relativi incassi fanno parte delle misure compensative immaginate per finanziare il prospettato riordino dell'Irpef a tre aliquote (20, 30 e 40%), ma potrebbero essere utilizzati anche a parziale copertura della manovra laddove si decidesse di puntare per gran parte sul taglio delle attuali agevolazioni fiscali.

L'operazione vale fino a un massimo di 16 miliardi (il 10% delle attuali agevolazioni), ma la ripartizione è tutta da definire. Sarà affidata a uno dei successivi decreti legislativi attuativi della delega.
La cornice del ddl delega resta quella della sostanziale invarianza di gettito. Magna pars del ddl delega sarà il riordino dell'Irpef. Anche in questo caso è probabile che nel testo ci si limiti a indicare il percorso verso le future tre aliquote, mentre spetterà ai successivi decreti attuativi fissare i relativi scaglioni.
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