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Questo articolo è stato pubblicato il 27 settembre 2011 alle ore 06:42.

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ROMA
La trattativa fra Italia e Francia sulla Tav Torino-Lione arriva oggi alla stretta finale. Stamattina il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, vola a Parigi per incontrare il suo omologo transalpino, Thierry Mariani, e tentare di chiudere la partita del riequilibrio del piano finanziario del tunnel del Frejus.
Oggi il trattato bilaterale firmato nel 2004 prevede che il 63% dei costi della tratta internazionale sia a carico dell'Italia, mentre il 37% è a carico della Francia. L'Italia puntava a un riequilibrio 50-50 ma la tratattiva tecnica non è andata del tutto come si sperava, nonostante le ipotesi sul tavolo consentano comunque un risparmio consistente. La forchetta della trattativa oscilla nelle ultime ore tra il 58 e il 59 per cento a carico dell'Italia e il 41-42% a carico della Francia.
Entro il 30 settembre, la Cig (la commissione intergovernativa presieduta da Rainer Masera) dovrà formalizzare l'intesa tra le parti e poi trasmettere l'accordo a Bruxelles per evitare che si proceda con il taglio dei 671,8 milioni di contributi dell'Unione europea. La revoca del finanziamento è ormai certa, in caso di mancata sottoscrizione dell'accordo.
Per l'Italia, però, la posta in palio rischia di essere molto più alta perché senza l'intesa sulla Torino-Lione rischiamo i finanziamenti sugli altri progetti Ten e potremo dare per persa definitivamente anche la partita sul corridoio 1 e sul Ponte sullo Stretto, escluso nelle nuove mappe europee.
La trattativa fra Italia e Francia è la parte conclusiva di un complesso riordino del progetto che mirava soprattutto a una drastica riduzione dei costi. Non a caso, l'input per avere un progetto e costi più realistici era arrivato un anno fa dal ministro dell'Economia, Giulio Trermonti. In precedenza a produrre risparmi era stata la fasizzazione, cioè la divisione del progetto complessivo (tratta internazionale e nazionale) in due fasi, una precedente al 2020-2030, l'altra successiva. Un modo, in realtà, per alleggerire notevolmente il progetto sul versante italiano rispetto alle ipotesi faraoniche proposte dal commissario Mario Virano con l'intesa di Ca Pracatinat.
In attesa dell'accordo, i tecnici stimano che la riduzione del costo per le casse dello Stato nella prima fase possa essere dell'ordine del 50%. Per quanto riguarda la tratta internazionale, se passasse l'ipotesi di divisione delle spese al 58-42, il costo complessivo di circa 8,5 miliardi sarebbe per 2,5 miliardi a carico del contributo Ue (30%), per 3,5 miliardi circa a carico dell'Italia e per 2,5 miliardi a carico della Francia.
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