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Questo articolo è stato pubblicato il 12 ottobre 2011 alle ore 11:49.

Il progetto Kashagan, in KazakhstanIl progetto Kashagan, in Kazakhstan

ATYRAU - «A livello tecnico possiamo dirlo con fiducia, a fine 2012 entriamo in produzione». Umberto Carrara, managing director di Agip KCO, sussidiaria di Eni in Kazakhstan, parla dal punto piu' alto di D Island, cuore dell'arcipelago artificiale che sta realizzando il progetto Kashagan. Il nome è quello di un poeta itinerante kazako, cantore delle steppe, la sfida è estrarre il petrolio custodito dal giacimento più importante scoperto al mondo negli ultimi 40 anni. La realtà sono stati anni di analisi e rivalutazioni, di controversie e di impegno in un ambiente risultato molto più complesso del previsto, tanto da dilatare tempi e costi del progetto.

Problemi ambientali, di governance, politici. Ma soprattutto tecnici: il petrolio del Caspio contiene un'elevata percentuale di acido solfidrico, è custodito in un ambiente ad alta pressione e "abita" un mare di acque poco profonde, mai più di 3,5 metri attorno a Kashagan. Troppo poco per costruire una piattaforma, troppo poco per impedire all'acqua di ghiacciarsi.

Operatore unico fino al 2009 di un consorzio di cui fa parte anche Kazmunaigas, la compagnia nazionale kazaka, Agip KCO ha continuato di fatto a guidare il progetto che nella seconda fase, ancora a un livello concettuale, passerá a Royal Dutch-Shell. Un futuro ancora da precisare, che partirà da questa isola ormai quasi pronta a entrare in azione e dai suoi satelliti, onshore e offshore. Un investimento finora di circa 33 miliardi di dollari, la previsione di passare gradualmente da 180mila a 370mila barili di petrolio estratti al giorno, con una capacità di trattamento fino a 450mila barili.

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