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Questo articolo è stato pubblicato il 15 ottobre 2011 alle ore 09:37.

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«In Germania abbiamo recuperato alla grande le nostre quote di mercato, per le macchini utensili italiane c'è un vero e proprio boom e questo la dice lunga sulla qualità dei nostri prodotti». Giancarlo Losma, presidente di Ucimu, snocciola con soddisfazione gli ultimi numeri dell'export di robot verso Berlino. Un balzo del 67,3% nei primi sei mesi, che riafferma la potenza della locomotiva tedesca e la sua importanza per le nostre esportazioni.

Dati, quelli di Ucimu, confermati su più vasta scala dall'Istat, che vede una crescita di vendite del 17,2% nei primi otto mesi verso la Germania, aumento che rivaleggia con i 'consueti' balzi dei Brics. L'effetto della crisi finanziaria e del rallentamento globale andrà valutato nelle prossime settimane ma intanto ad agosto il trend tendenziale globale è positivo, con vendite oltreconfine in crescita del 16,2%, trend equilibrato tra paesi Ue ed extra-Ue. Guardando agli sbocchi, agosto vede uno sprint di Romania e Svizzera, mentre allargando lo sguardo ai primi otto mesi dell'anno spiccano le performance di Russia (+23,9%), India (+21,7%) e Turchia (+24,2%). In termini dimensionali ben saldo è però il primato della Germania, che assorbe il 13% delle nostre vendite.

«L'auto tedesca - spiega il presidente di Federacciai Giuseppe Pasini - è un traino potente e il nostro settore ne trae beneficio. Anche l'edilizia, per quanto meno brillante, aumenterà gli investimenti di qualche punto percentuale il prossimo anno, a fronte di un calo in Italia. Agosto è andato bene anche se ora il rallentamento è in atto». «L'intero comparto meccanico di Berlino sta tirando ‐ rimarca Enrico Frigerio, presidente di Assofond ‐ e confermo che anche a settembre le nostre fonderie stanno vendendo bene. Una fortuna, visto che da noi il mercato interno è praticamente fermo». Scorrendo i dati, l'unica area in controtendenza è l'Africa settentrionale.

Guerre, rivolte popolari e cambi di regime hanno rallentato l'export, in parte per il calo fisiologico della domanda, in parte per la maggiore prudenza delle imprese nel vendere a controparti non più affidabili come prima. Sul 2012 le previsioni di crescita del Fondo Monetario sono però positive e per Giovanni Ottati, presidente di Assafrica & Mediterraneo «si tratta di un'area con potenzialità enormi. Con l'eccezione della Tunisia - conclude - il nostro Paese qui sta investendo ancora poco: possiamo fare senz'altro di più». (L.Or.)

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