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Questo articolo è stato pubblicato il 07 novembre 2011 alle ore 06:39.

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Crescere in fretta. Per non sparire di fronte ai concorrenti sempre più agguerriti sullo scenario internazionale. È la parola d'ordine per le piccole e medie imprese italiane, ora più che mai alle prese con problemi di competitività legati alla taglia small. Un segnale per sostenere la capitalizzazione delle Pmi arriva da una serie di misure ad hoc appena varate da un pool di attori pubblici e privati sotto la regia del ministero dell'Economia e delle Finanze.

Duecento milioni messi in campo fifty-fifty da Fondo italiano di investimento e Fondo europeo per gli investimenti, 50 milioni che arrivano da Sace e con Borsa italiana in prima linea per diffondere la cultura finanziaria tra i piccoli. Uno sforzo comune per definire un pacchetto chiavi in mano a misura di Pmi. «Per internazionalizzarsi - spiega Luca Peyrano, responsabile di Borsa italiana per i mercati continentali - è quasi sempre indispensabile raccogliere capitale, ma molte piccole aziende italiane evidenziano ancora un gap organizzativo, manageriale e culturale dagli standard minimi necessari per intercettare l'interesse di potenziali investitori esterni».

Con il programma Elite, che sarà operativo da gennaio 2012, Borsa italiana punta a innescare un percorso di sviluppo per un centinaio di Pmi. «Una palestra di formazione diretta a facilitare e accelerare il cambiamento aziendale - sottolinea Peyrano -: il primo anno imprenditori e manager seguiranno un percorso formativo realizzato in collaborazione anche con l'università Bocconi sui temi di business administration e mercati finanziari». A seguire esercitazioni e feedback da parte di esperti in materia (secondo anno) e un check-up finale che porterà al rilascio di un attestato di qualità (terzo anno). «Non è detto che il passaggio successivo sia la quotazione - precisa Peyrano -, ma il raggiungimento degli standard minimi di struttura, organizzazione e managerialità garantirà l'appeal nei confronti di investitori internazionali, inclusi operatori del private equity e gestori di fondi azionari».

Giocano invece sul terreno degli investimenti indiretti il Fondo europeo degli investimenti e il Fondo Pmi guidato da Marco Vitale che hanno siglato un accordo quadriennale di reciproca collaborazione per passare al setaccio le opportunità d'investimento in fondi mobiliari chiusi italiani. L'obiettivo è aumentare le risorse di capitale di rischio disponibili per il mercato italiano delle Pmi: il primo intervento è già stato realizzato (si veda l'articolo sotto) con un investimento complessivo che può arrivare fino a 50 milioni di euro.

«Un passo in avanti - commenta Stefano Manzocchi, direttore Luiss Lab of European Economics - per sollecitare l'attenzione nel mondo della finanza italiana e indirizzare risorse verso le piccole e medie imprese».
Per rafforzare l'ossatura delle Pmi è scesa in campo anche la Sace che da gennaio renderà operativo un nuovo strumento per acquisire e gestire partecipazioni rilevanti in Pmi quotate o in dirittura d'arrivo verso Piazza Affari. Gli investimenti, realizzati attraverso Symphonia Sgr, avranno un orizzonte temporale di 3-5 anni.

Al di là delle novità appena presentate, un canale importante di finanziamento per le piccole imprese arriva dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti: a fine agosto in Italia risultavano finanziate circa 8mila Pmi, per 1,8 milioni di prestiti. «Per la fine dell'anno - stimano da Bei - arriveremo a 2,5 milioni in linea con i risultati conseguiti negli ultimi tre anni». Circa il 25% dei prestiti Bei si concentrano in Italia con un importo medio finanziato pari a 200mila euro.

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