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Questo articolo è stato pubblicato il 14 dicembre 2011 alle ore 17:24.

Va premesso che l’Articolo 123 del Trattato di Lisbona proibisce alla Bce di acquistare bond direttamente da enti pubblici, ma concede ad essa di intervenire sul mercato secondario. Da tempo la Bce agisce in tal modo mediante il Securities Market Program (SMP). Dove si dice nel Trattato che è proibito estendere l’SMP? In effetti, un impegno credibile e illimitato per contenere gli spread sui tassi di interesse richiederebbe un minor numero di acquisti di quanto non faccia ora il temporaneo e limitato programma della Bce.
Purtroppo molti tedeschi, soprattutto della Bundesbank, detestano l’idea di un intervento della banca centrale, perché evoca le memorie del 1923, quando la Reichsbank stampava moneta per finanziare i prestiti contratti dal governo, la conseguente iperinflazione distruggeva i risparmi della classe media, e un decennio dopo Hitler saliva al potere. Eppure i tedeschi dovrebbero ricordare che a spianare il terreno ai nazisti fu di fatto il panico finanziario provocato dal collasso della banca austriaca Creditanstalt, il conseguente tracollo e un’errata valutazione da parte dell’establishment politico tedesco.
Invece di impedire l’azione, la storia la giustifica. Inoltre, non vi è ragione di farsi prendere dal panico per l’inflazione quando la crescita monetaria è bassa, il credito bancario si contrae e le persone mettono da parte i soldi invece di spenderli. Per di più, qualsiasi acquisto della Bce potrebbe continuare a non dare gli effetti desiderati.
Un’altra obiezione risiede nel fatto che gli interventi della Bce allenterebbero la pressione sul nuovo Governo formatosi in Italia e in Spagna per attuare le riforme. Eppure, stando alla situazione attuale, coloro che si occupano di riforme non hanno tempo di stabilire le proprie credenziali, e se l’Eurozona collassa, si spalancherà la porta per gli estremisti populisti. Per quale motivo, dunque, la Bce non stringe un accordo con i Governi solventi per mantenere bassi i tassi fintanto che essi si atterranno ai programmi di riforma?
I leader dell’Eurozona potrebbero delineare una tabella di marcia per gli Eurobond, soggetta a rigide condizioni e legata a un meccanismo credibile atto a garantire la prudenza fiscale. Tale scenario offrirebbe, da un lato, un ulteriore incentivo ai governi che desiderano avere i requisiti necessari per introdurre le riforme, e dall’altro garantirebbe alla Bce e ai mercati il fermo impegno da parte dei governi di far funzionare l’euro.
Tempi eccezionali richiedono misure eccezionali – e credo che la Bce si sentirà obbligata ad agire se l’Eurozona si spingerà sull’orlo del precipizio. Più la Bce prenderà tempo, maggiori saranno le ripercussioni sull’occupazione e sui risparmi, più profondi saranno i danni alla fiducia degli investitori nel sistema finanziario dell’Eurozona, e maggiore sarà il rischio di una catastrofe. È giunto il momento di agire.
Philippe Legrain è consigliere economico indipendente per la Commissione europea.
Copyright: Project Syndicate, 2011.www.project-syndicate.orgTraduzione di Simona Polverino
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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