Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 14 dicembre 2011 alle ore 06:41.

My24


ROMA
Parola d'ordine: liberare gli investimenti sulle reti elettriche. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, esorta il cambio di passo e ammonisce: è nella crisi delle interconnessioni, unita allo squilibrio delle centrali elettriche nel territorio, una delle cause di quel sovraprezzo italiano dell'elettricità del 25-30% rispetto alla media europea che «penalizza le imprese e il potere di acquisto delle famiglie già aggravato dalle tasse, soprattutto in una fase difficile come questa» insiste il presidente di Confindustria in un convegno promosso proprio da Terna (il gestore della rete di trasmissione elettrica) insieme agli esperti del Rie.
Analisi ma anche polemiche, ancora una volta. Per sbloccare le lungaggini e gli ostacoli autorizzativi non c'è che una soluzione, ammonisce Marcegaglia: ridare il timone allo Stato centrale, mettendo finalmente mano (se ne parla da tempo, in molti sono d'accordo sul principio ma poi tutto si ferma) al Titolo Quinto della Costituzione.
Urge il nuovo piano energetico nazionale, da tempo promesso. Urge una strategia stabile e di lungo periodo. E guai - avverte il presidente di Confindustria - se non verrà trovato un più razionale equilibrio tra gli incentivi pubblici (il riferimento è alla sovraincentivazione delle energie rinnovabili «che deve garantire il giusto e auspicabile sviluppo evitando che ciò avvenga a danno della competitività degli altri settori industriali») e l'equa remunerazione degli investimenti proprio sul versante critico delle reti, come ha sottolineato anche Alberto Clò, presidente del Rie e già ministro dell'Industria agli albori della liberalizzazione.
Ma la remunerazione degli investimenti nelle reti è questione davvero dolente, come ha dimostrato anche il convegno di ieri. Incalza l'amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo: il documento di consultazione diffuso dall'Authority Energia per definire le nuove tariffe di trasporto e distribuzione 2012-2015 penalizza gli investimenti con una remunerazione del capitale investito salita nominalmente dal 6,9 al 7,2% ma che in realtà segna una evidente contrazione e strangola la capacità di investire a causa di alcune sgradite concomitanze. C'è la controversa Robin Tax (che convince poco anche la Confindustria, conferma Marcegaglia). C'è la dilazione di 24 mesi della corresponsione garantita per le opere effettivamente realizzate. E non ultimo (è anzi fattore decisivo) c'è il mutato quadro congiunturale, con l'economia depressa e la finanza dai tassi in salita. «Al netto delle imposte si passa in realtà dal 4,12% al 3,86%».
Cattaneo ripete il monito: investimenti bloccati, quelli nuovi ma probabilmente anche quelli in essere. Grave, perché Terna è impegnata in un progetto rilevante: quasi 600 milioni di euro mobilitati nel 2007, quasi 800 nel 2008, poi 900 nel 2009, 1.200 nel 2010 e lo stesso quest'anno. Il ridimensionamento sarebbe drammatico ma inevitabile se il piano dell'Authority rimarrà questo, ripete Cattaneo raccogliendo preoccupazione e solidarietà da Confindustria-Anie (apparati) e anche qualche riscontro degli operatori finanziari, che in questi giorni hanno dato al titolo Terna visibili scossoni.
Va detto che non tutti gli analisti sono d'accordo con il numero uno di Terna. A considerare il lavoro dell'Authority niente affatto punitivo, anzi «equilibrarto e corretto», sono ad esempio gli esperti di Energy Advisors. Nel definire il costo medio ponderato del capitale (il Wacc, il principale oggetto del contendere) l'Authority ha incrementato la valutazione del rendimento in attività prive di rischio (costo del capitale proprio) dal 4,45% al 5,22% «in linea con l'aumento del tasso dei Btp decennali negli ultimi dodici mesi, con la disponibilità a rivedere questo parametro nel 2013, in funzione della situazione di instabilità dei mercati finanziari».
Il tutto – osserva Energy Advisor – «con piena rispondenza al mercato dei capitali». Il fattore beta levered (rischio proprio in relazione alla posizione finanziaria netta della società) «è l'unico che subisce una modesta riduzione, scendendo da 0,575 a 0,530» ma la scelta è «pienamente condivisibile perché il rischio di settore praticamente non c'è» visto che si tratta appunto di un business regolato. Quanto al capitale di debito «il costo riconosciuto sale dal 4,90 al 5,67%, in linea con il maggior costo del denaro».
L'incidenza della Robin Tax? È «l'unico punto dolente» ma «l'Autorità aveva le mani legate da una legge assurda che vieta la traslazione della maggiore imposta sui prezzi e quindi sulle tariffe» ma in ogni caso i fattori che determinano la nuova percentuale del 7,2% del Wacc anche considerando globalmente le tasse scende in realtà di poco, collocandosi in termini reali «sul 6,5-7%». Terna avrebbe dunque poche ragioni per lamentarsi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shopping24

Dai nostri archivi