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Questo articolo è stato pubblicato il 31 dicembre 2011 alle ore 08:15.

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MILANO
Segno meno nel 2012 davanti ai principali indicatori italiani: dal Pil al valore aggiunto pro capite al lavoro.
Quanto veniva prefigurato nelle scorse settimane da imprese ed economisti trova ora conferma negli Scenari di sviluppo delle economie locali italiane realizzati da Unioncamere e Prometeia. E l'effetto della nuova ondata di crisi sarà probabilmente un aumento dei divari territoriali tra Nord-Centro e Sud. A causa dell'ulteriore deterioramento del clima di fiducia di imprese e consumatori (si veda Il Sole 24 ore di ieri), il prossimo anno potrebbero collocarsi in terreno negativo tutte le componenti della domanda interna. Così, Milano, al vertice provinciale del valore aggiunto pro capite, sarà ancora più lontana da Caserta, fanalino di coda.
Prioritario – secondo lo studio – sarà dare nuovo impulso alle politiche di coesione e di sviluppo delle regioni del Sud, così come agli interventi a sostegno dell'occupazione e della capacità di investimento delle imprese italiane, penalizzate dai possibili rischi di ulteriore selettività dell'offerta creditizia. Quanto alla spesa per consumi delle famiglie è prevista in diminuzione dello 0,2% a causa delle prospettive incerte sui redditi personali e sullo scenario occupazionale, mentre gli investimenti fissi lordi potrebbero calare dello 0,6%, a seguito sia del protrarsi della crisi immobiliare, che incide sulla componente delle costruzioni, sia della crescente selettività del credito.
I possibili effetti positivi della manovra sui programmi di investimento delle imprese rischiano di essere frenati dal mancato recupero della capacità produttiva rispetto al livello potenziale.
Cattive notizie, secondo lo studio Unioncamere Prometeia, anche sul fronte del lavoro. Nel 2012 la disoccupazione al Sud potrebbe raggiungere il 13,7% a fronte dell'8,3% della media nazionale. Per il Mezzogiorno si tratterebbe, se confermato, del valore più elevato dall'inizio della crisi, con la Campania che arriverebbe fino al 15,3 per cento. Anche le altre regioni del Sud sembrano destinate a presentare valori di disoccupazione a due cifre, a eccezione dell'Abruzzo, mentre nelle altre ripartizioni le oscillazioni sono comprese tra il 5% del Nord-Est (con il «primato» del Trentino Alto Adige a 3,7%) e il 7,3% del Centro (dove l'Umbria dovrebb assestarsi al 6,3%).
Pesante la differenza territoriale per quanto riguarda la ricchezza, con dati che, in qualche modo, confermano anche per il futuro le rilevazioni dell'Istat (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) relative al 2009 e 2010. La ricchezza pro capite del Sud sarà i due terzi della media nazionale: fatto 100 il valore aggiunto per abitante a prezzi correnti del Paese, il dato pro capite del Sud dovrebbe attestarsi nel 2012 a quota 66,6. In pratica, 15.514 euro, contro i 23.280 dell'Italia. Anche il dato medio nazionale risulta in calo rispetto al 2011, (23.414 euro), ma il Mezzogiorno subirà un'ulteriore perdita rispetto al 2011 (è al 66,7). A livello nazionale Milano sarà in testa con 34.797 euro, mentre in coda si troverà Caserta, con appena 13.002 euro pro capite.
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