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Questo articolo è stato pubblicato il 08 agosto 2011 alle ore 18:05.

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Moody's conferma la tripla A agli Stati Uniti. S&P,s invece declassa anche Fannie e FreddieMoody's conferma la tripla A agli Stati Uniti. S&P,s invece declassa anche Fannie e Freddie

Moody's Investors Service non segue Standard & Poor's e conferma invece la tripla A sul debito americano. In un rapporto pubblicato oggi, l'agenzia di rating motiva la sua decisione con il fatto che il dollaro, in quanto principale valuta di riserva, permette agli Stati Uniti di sopportare livelli di indebitamento più elevati rispetto agli altri paesi. L'agenzia ribadisce che potrebbe tagliare il rating degli Stati Uniti prima del 2013 se le prospettive economiche e fiscali si indebolissero significativamente ma ritiene che l'accordo sull'aumento del tetto del debito ridurrà il deficit prima di allora.

Dal canto suo, Standard & Poor's, dopo il downgrade degli Stati Uniti deciso nella notte di venerdì, ha tagliato oggi anche la valutazione di Fannie Mae e Freddie Mac, i colossi dei mutui finiti sotto il controllo del Governo americano durante la crisi del 2008. Il rating é stato abbassato a "Aa", una mossa attesa dopo il taglio del rating sovrano americano: «Il downgrade di Fannie e Freddie riflette il loro diretto collegamento con il Governo americano», si legge in una nota di Standard & Poor's. Per l'agenzia gli Stati Uniti non riacquisteranno tanto presto la loro tripla A.

Lo ha detto David Beers, capo della divisione rating sul debito sovrano di Standard & Poor's, durante una conference call. «Data la natura del dibattito politico americano e la polarizzazione delle opinioni su differenze di politica fiscale, non crediamo che ci sia alcunché all'orizzonte che possa indurci a ripristinare il rating Aaa degli Stati Uniti» - ha affermato Beers, sostenendo, comunque, che «il dollaro rimarrà la valuta di riferimento per i mercati globali».

«L'unica alternativa credibile al biglietto verde è l'euro» ma, secondo Beers, la moneta europea è «in una situazione ancora peggiore rispetto agli Stati Uniti, ed é difficile che si possa assistere a un tale cambiamento di scenario da portare l'euro a soppiantare il dollaro come valuta di riferimento». Ma come mai il rating di paesi come Francia e Regno Unito, che hanno una percentuale di debito pubblico su Pil nettamente superiore a quella dell'America, non è stato declassato? Perché - ha spiegato l'analista - nel medio termine, il debito degli Stati Uniti continuerà a crescere mentre i livelli di debito di Francia e Regno Unito dovrebbero raggiungere un picco nei prossimi anni per poi decrescere.

Secondo S&P, la percentuale di debito pubblico su Pil degli Stati Uniti -attualmente al 74% - dovrebbe aumentare anche dopo l'implementazione dell'accordo sull'innalzamento del tetto del debito. Nel caso migliore (ovvero, con entrate aggiuntive per 900 miliardi di dollari a partire dal 2013), la percentuale dovrebbe salire al 79% entro il 2015 e all' 85% entro il 2021. Nel caso peggiore, ovvero se la ripresa economica dovesse rallentare e il governo fosse costretto ad offrire rendimenti più elevati sui suoi titoli di Stato, S&P stima che la percentuale di debito pubblico su Pil potrebbe arrivare al 90% entro il 2015 e al 101% entro il 2021.

Per il presidente della commissione rating del debito sovrano di S&P, John Chambers, «i politici a Washington hanno dimostrato di essere incapaci di assumere scelte per riportare gli Stati Uniti su un sentiero fiscale virtuoso». Ed è proprio l'nstabilità politica che ha indotto S&P a mantenere un outlook negativo. Come spiega Chambers «un ulteriore taglio del rating potrebbe arrivare nel futuro se si registrassero ulteriori scivolate sul fronte fiscale e se il comitato formato dal Senato per individuare tagli alle tasse non si rivelasse all'altezza del compito».

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